Bella o brutta, emozionante o anonima, sopra o sotto le aspettative. Dipende dalla prospettiva dalla quale si guarda, si percepisce e si giudica, eventualmente. Se solo si potesse capovolgere, la stagione del Cagliari – lasciandola pure così com’è, con le stesse gioie e gli stessi dolori – avrebbe un altro pathos indubbiamente, e un altro valore magari.

Così come avrebbero un altro peso i 33 punti in 33 partite, gli 8 successi di cui 3 in trasferta e il +6 sulla zona rossa a 5 turni dalla fine (+5 nella peggiore delle ipotesi aspettando Lecce-Fiorentina in programma oggi, complice il passo falso (0-0) della Cremonese ieri col Toro). Il calcio è una ruota umorale pazzesca, nel bene e nel male. Ridà e toglie in tempo reale, e alla fine è sempre l’ultima emozione quella che resta.

Un vecchio presidente rossoblù (particolarmente amante del rischio) sosteneva che – quasi quasi – sarebbe meglio salvarsi alle ultime giornate, per evitare false illusioni, creare il pathos, appunto, e non dare per scontati la salvezza o il percorso fatto per arrivare al rush finale col coltello dalla parte del manico. Meglio evitare. Meglio giocarsela col +6 (o +5 nel caso) anche se due mesi fa era +11. Ogni tragitto ha le sue tempistiche, conta il traguardo.

Cosa resterà di più di questo campionato, verrebbe da chiedersi: le storiche vittorie contro Roma e Juventus o le disfatte con Lecce e Pisa? Alla ricerca amletica di un equilibrio emotivo, in uno straordinario bailamme di passione, senza perdere di vista l’obiettivo, i momenti chiave e l’importanza della Serie A, ancora da blindare, peraltro.

Fabiano Gaggini

© Riproduzione riservata