Abbiamo tutti in mente quelle famiglie oppresse da un padre irascibile, manesco, complessato. Spesso ubriacone. Famiglie dove si vive in punta di piedi e si sussurra: “Non farlo arrabbiare che poi è peggio”. Ne abbiamo sentito parlare tutti, qualcuno più sfortunato ci è cresciuto e in classe lo compativamo.

È roba che torna in mente oggi, mentre l’America va alle urne di metà mandato. I sondaggi danno in vantaggio i Dem ma nessuno si chiede come cambierà la politica Usa, bensì quanto si arrabbierà Trump e come reagirà, magari disconoscendo il voto, scatenando i suoi sbirri e il caos. Certo, noi non facciamo parte di quella famiglia e infatti oggi non votiamo. Però viviamo sotto la stessa cappa di ansia e subiamo il patriarca violento, pagando il prezzo delle sue mattane. Al distributore, al supermercato ma anche con l’impoverimento della qualità politica, con l’avvilimento del concetto stesso di democrazia. E allora oggi ricordiamoci che questo qui finora ha fatto il lupo soprattutto perché noi abbiamo fatto le pecore, subendo i dazi col sorrisino mesto di von der Leyen e chiamandolo “paparino” come l’orrido Rutte. E se ci spaventa tanto che perda, ricordiamoci di un altro americano. Un tipo calmo che però non bela mai perché si chiama Leone. Tempo fa è bastato che gli dicesse “Non ti temo” per fargli più male di chiunque altro.

Celestino Tabasso

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