La telenovela delle nomine: l’intervento del 27 febbraio
Di Franco MeloniDunque la giunta regionale, per una decisione della presidente Todde, ha nominato nei giorni scorsi gli ultimi due direttori generali delle Asl che ancora mancavano all’appello, quelle di Cagliari e di Olbia. Manca ora Sassari se, come pare, il direttore reinsediatosi “sulle baionette” del Tar Sardegna rinuncerà per altro incarico.
La giunta ha così completato l’opera iniziata poco meno di due anni fa quando, appena insediata, annunciò che uno dei primi obiettivi era cacciare i direttori generali nominati dal centrodestra senza attenderne la scadenza.
Convinti che fosse una passeggiata, si sono accorti col tempo che l’impresa si sarebbe rivelata difficile, faticosa e talvolta umiliante, data la dilettantesca sicumera con cui si accinsero al compito. Per farlo hanno approvato una legge ad hoc, ritardando di quattro mesi la finanziaria regionale, la più importante per la Regione e per i sardi, e poi hanno commissariato le aziende sanitarie cacciando i manager del centrodestra. Pochi mesi dopo la Corte costituzionale ha annullato la legge, dichiarando in modo inequivocabile l’incostituzionalità del procedimento.
Di fronte a una sentenza che dava loro torto, i grillini hanno scelto semplicemente di ignorarla. Mandati a casa i commissari, alcuni davvero improbabili, hanno nominato nuovi direttori generali nonostante la Corte avesse chiarito che la Regione aveva perso il potere di nomina.
Con abilità tattica hanno recuperato alcuni dirigenti defenestrati in ruoli di prestigio, assicurandosi che non ricorressero contro il licenziamento. In altri casi però non sono riusciti a raggiungere un accordo e oggi alcuni direttori delle principali aziende sanitarie operano con una spada di Damocle sul collo. Facile immaginare la serenità con cui prendono ogni giorno decisioni che incidono direttamente sulla vita dei cittadini.
Queste critiche non vengono solo dal centrodestra. Le ha mosse per primo il Partito Democratico, principale alleato del campo largo e pilastro della maggioranza regionale. Il Pd ha segnalato il proprio profondo disagio politico non votando né i commissariamenti né le ultime nomine, anche per la prudenza necessaria a evitare futuri e probabili interventi della Corte dei conti.
Tra le richieste del Pd vi era il ritorno alla guida della Asl 8, la più grande e complessa dell’isola, di un manager di comprovata capacità, appena nominato in un’altra azienda sanitaria. Un manager talmente apprezzato che la prospettiva del suo trasferimento a Cagliari ha provocato proteste di sindacati e amministratori locali.
La presidente è però andata dritta per la sua strada, anche a costo di rompere con gli alleati. In altri tempi sarebbe caduta rapidamente. Oggi il Pd sardo, pur ricco di figure di grande qualità politica ma vincolato agli equilibri nazionali tra Schlein e Conte, non può fare altro che abbozzare. Pare abbiano mandato qualcuno a Bezzecca a fare un telegramma: obbedisco.
Franco Meloni