Da quando gli americani e gli israeliani hanno lanciato l’«Operazione Epic Fury» contro l’Iran, il prezzo del Brent è cresciuto circa del 10%, portandosi oltre gli 80 dollari al barile, sui massimi da diversi mesi. I prezzi del gas naturale in Europa sono schizzati verso l’alto e non si sono ancora stabilizzati del tutto, nonostante Donald Trump abbia assicurato che gli americani scorteranno le navi di passaggio per lo Stretto di Hormuz, fra l’Iran e l’Oman. Di lì ogni giorno transitano circa 20 milioni di barili di greggio e prodotti petroliferi, pari a circa un quinto del consumo globale, nonché circa un quinto del gas naturale liquefatto scambiato in tutto il mondo.

La reazione dei mercati è stata più contenuta del previsto, cosa che diversi osservatori hanno giudicato sorprendente. Le Borse in Europa hanno pagato pegno più di Wall Street, per motivi ovvi: gli Stati Uniti sono sostanzialmente indipendenti dal punto di vista energetico, l’Europa no. Il prezzo dei prodotti energetici e dei loro derivati ha conseguenze a cascata, dal momento che condiziona non solo i trasporti ma la stessa produzione.

Se guardiamo all’andamento dei singoli titoli azionari, le imprese della difesa sono andate bene: in un mondo così instabile c’è da fare affari con la guerra, mentre hanno perso i titoli delle compagnie aeree. In parte perché gli scontri ovviamente hanno un impatto sull’agibilità delle rotte, ma pure sulla propensione delle persone a viaggiare verso certe destinazioni, e soprattutto perché la profittabilità di quelle aziende è condizionata dal prezzo dei carburanti.

L’oro ha guadagnato circa il 2% lunedì, superando brevemente i 5.400 dollari l’oncia. L’incertezza spinge gli investitori verso il più classico dei beni rifugio. Quello che dovrebbe essere il suo equivalente virtuale, Bitcoin, è prima sceso e poi risalito. Il prezzo resta più basso che un mese fa ma più elevato rispetto a una settimana fa. Queste oscillazioni hanno riaperto il dibattito sulla natura della regina delle cripto: “oro digitale” o asset speculativo, va in direzione opposta o nella stessa dei mercati azionari?

Dal punto di vista della politica monetaria, dopo l’attacco in Iran ci si aspetta che le banche centrali siano più prudenti nel ridurre i tassi. Per le ragioni ricordate poc’anzi, il rincaro dei prodotti energetici può causarne altri.

In linea generale, gli ultimi anni ci hanno abituati a una sorprendente nonchalance dei mercati in momenti come questo. Le ragioni sono diverse. Da una parte, le guerre restano, per fortuna, lontane dai Paesi ricchi e dai maggiori centri economico‑finanziari. Nonostante pezzi dell’opinione pubblica le considerino come avvenimenti che si verificano nel nostro cortile di casa, e alcuni politici ci marcino sopra invocando la mobilitazione permanente, le persone non le percepiscono come pericoli immediati sulla base dei quali rivedere i propri piani. Inoltre, i mercati si sono abituati all’intervento delle banche centrali che inondano i rispettivi Paesi di liquidità, appena l’incertezza si fa minacciosa. Molti operatori economici pertanto si comportano in modo più “spensierato” di quanto farebbero altrimenti.

D’altro canto, è vero che gli ingranaggi della globalizzazione non si sono fermati, come molti profetizzavano negli ultimi anni. Gli “esperti” che pontificano di geopolitica in televisione non ne tengono conto, ma gli investitori sì.

Da ultimo, lo stile politico di Donald Trump fa sì che ogni sua decisione sembri senza precedenti. Ma in realtà la sua politica internazionale non è così lontana da quella dei predecessori. Dalla metà degli anni Novanta in qua, ciò che unisce le iniziative internazionali degli americani è il tentativo di depotenziare chi potrebbe insidiarne l’egemonia. Gli interventi in Iran e Venezuela segnalano anche ai Paesi allineati con Pechino che la Cina non è in grado di proteggerli come un alleato tradizionale.

Un mondo con una sola potenza egemone non è necessariamente “giusto” ma rassicura gli attori economici, almeno rispetto alle alternative.

Alberto Mingardi

Direttore dell’Istituto “Bruno Leoni”

© Riproduzione riservata