Il cuore oltre l’emergenza: il commento del 9 marzo 2026
Di Enrico PiliaChissà se il tifoso – erano oltre sedicimila sabato pomeriggio a Cagliari – si accontenta solo dei complimenti. Del cuore gettato sull’erba perfetta della Domus, del carattere, della fisicità, dei problemi creati al miliardario Como. Chissà se apprezza la carineria di quel furbastro di Fabregas, che ha parlato di “partita più difficile della stagione” per la sua squadra, lanciando cuoricini lampeggianti a Pisacane ma con tre punti pesanti nella borsa.
Il calcio è come un teatro sempre affollato, dove si combatte fino all’ultimo istante e non sai mai il finale. Però puoi intuirlo, se hai visto qualche partita: se una squadra è costruita con 110 milioni, ed è allenata con una cura maniacale dei dettagli e con dei buoni ricambi a disposizione, dopo dieci minuti hai capito che aria tira, se dall’altra parte gioca una squadra in totale emergenza, messa sotto pressione dal primo all’ultimo minuto e con una fase offensiva non particolarmente pungente. Hai una coperta ma se tiri da una parte ti scopri dall’altra: Esposito, uno degli attaccanti di riferimento, doveva controllare Perrone, che nel Como è quasi tutto, il cervello soprattutto. Il fatto che proprio Esposito abbia anche avuto la forza di andare in rete fa capire quanto sia stata di alto livello la prova del Cagliari sui diversi fronti, davanti alla quarta forza del campionato, terzo attacco e seconda difesa del torneo.
Il nostro Nisio Mascia, nella sua lucida analisi di un maledetto pomeriggio, mette sul piatto la grande iniezione di autostima che il Cagliari si può godere, seppure abbia messo insieme due punti in cinque partite, decisamente poco dopo l’ubriacatura col Verona. Se una squadra risorge dopo un gol preso quasi subito, e lo fa contro una delle grande del campionato, non può essere un caso.
Pisacane li voleva brutti, sporchi e cattivi, ma guida un gruppo che sa cosa fare e che raccoglie quanto merita solo se ogni corista fa il suo, soprattutto quando ci sono tutti. All’Arena Garibaldi sarà battaglia, domenica pomeriggio, ma nessuno, in questo Cagliari, si tira mai indietro.
L’allenatore potrebbe ricevere buone notizie da una infermeria dove i posti sono sempre tutti occupati, Deiola e Gaetano dovrebbero essere sul volo per Pisa. Sugli altri degenti nulla di fatto.
Nota a margine: il Como, definita la squadra giovane del campionato, sabato aveva una formazione titolare con un’età media di 25 anni. Il Cagliari decisamente meno, 23,7. Complimenti.
Enrico Pilia