Al di là di quello che si dice, Giorgia Meloni per ora non ha nessuna intenzione di rinunciare alla modifica della legge elettorale. È forte il rischio di un pareggio che potrebbe portare a un quarto governo tecnico dopo quelli di Dini, Monti e Draghi. Cosa che, come è noto, non ha esempi nel mondo. Nelle simulazioni che vanno in giro, Forza Italia e Lega potrebbero perdere seggi e questo ne motiva le resistenze. È soprattutto il partito di Tajani ad avere perplessità. Ancora maggiori ne avrebbero i fratelli Berlusconi.

I quali vengono, non sappiamo con quanto fondamento, iscritti al partito del pareggio.

Silvio Berlusconi non ha mai amato i governi tecnici e di unità nazionale. Appoggiò di malavoglia il gabinetto Dini, soffrì con Letta, dovette subire Monti e Draghi. Ha sempre temuto, a ragione, l’irrilevanza. Ma questa volta il problema non si porrebbe perché Forza Italia – come la Lega – sarebbe decisiva sia in un governo di centrodestra che in uno di unità nazionale. Dinanzi a un governo che metta insieme gli opposti, Fratelli d’Italia andrebbe all’opposizione.

Avrebbe senso per il partito fondato da Silvio Berlusconi farsi dare del traditore e pagarne le conseguenze alle prime lezioni utili? Il problema, semmai, è come fare in tempi stretti una buona legge che superi le temute obiezioni del Quirinale e trovi una qualche sponda nell’opposizione, dove si dice che Elly Schlein non sarebbe contraria alla riforma.

Comunque vadano le cose, per il governo l’anno che ci separa dalle elezioni politiche sarà particolarmente duro. Non è un momento fortunato. La mancata discesa sotto il 3% del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo ha un valore più psicologico che reale.

Come accade ogni anno, sarà probabilmente corretto al ribasso tra qualche mese, quando non servirà più per i conti europei. In tre anni mezzo, il governo ha portato quel rapporto dall’8,1 al 3,1 percento. Francia e Germania hanno conti molto peggiori, ma un debito storico molto più basso di quello italiano.

In ogni caso, la crisi energetica prodotta dalla guerra fa saltare ogni ragionevole previsione. Giorgia Meloni ne ha parlato ieri sera a cena con i suoi colleghi europei nella riunione informale di Cipro. Certamente, nelle condizioni attuali, non è immaginabile che senza deroghe l’Italia possa far fronte al pur necessario aumento delle spese militari. Un nuovo dispiacere per Trump.

A nostro giudizio, anche nei momenti in cui il ponte tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca era più attivo, l’Italia non si è mai allontanata dall’Europa. Oggi vi è incollata con entrambi i piedi.

Ultima riflessione. Vladimir Soloyev è il più popolare e putiniano conduttore della televisione russa, oligarca ricco e influente. Il 20 giugno 2022 ebbi un durissimo confronto con lui che secondo gli accordi fu trasmesso anche dal primo canale della televisione russa. La televisione ucraina ne rilanciò alcuni brani che mi fruttarono una certa popolarità da quelle parti. Colpisce che tra i molti insulti a Giorgia Meloni, vi abbia aggiunto quello di aver tradito Trump.

Parole rivelatrici. Alla premier italiana non viene perdonata la vicinanza all’Ucraina, fin da quando Fratelli d’Italia era all’opposizione. Vicinanza che ovviamente non piace alla Russia, ma nemmeno al presidente degli Stati Uniti sempre più pronto a sacrificare Zelensky per privilegiare personali disegni.

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