All'indomani del referendum continua lo scontro tra il governo spagnolo di Mariano Rajoy e la Generalitat catalana guidata da Carles Puigdemont.

In Catalogna si continua a manifestare: oggi in 4mila si sono radunati a Girona per protestare contro l'intervento della polizia ai seggi. E domani la regione si ferma per lo sciopero generale, a cui ha aderito anche la squadra di calcio del Barcellona, che ha annullato gli allenamenti.

Il bilancio definitivo delle violenze della polizia è di 893 feriti, quattro dei quali sono ancora ricoverati in ospedale, due in condizioni gravi.

Tutto il mondo critica la repressione della Polizia Nacional e della Guardia Civili, l'Onu chiede di aprire un'inchiesta e il sindaco di Barcellona Ada Colau denuncia anche episodi di violenza sessuale da parte degli agenti nei confronti delle donne. "Denuncerò la Guardia Civil e la polizia nazionale", ha annunciato il sindaco del capoluogo catalano.

BARCELLONA - Il presidente del governo catalano Carles Puigdemont e il suo vice Oriol Junqueras sono pronti a fare la dichiarazione unilaterale d'indipendenza. Secondo la legge approvata ad agosto dal governo catalano e bocciata dalla Corte Costituzionale spagnola, l'indipendenza va proclamata entro 48 ore dalla vittoria del sì. Dopo una riunione straordinaria del governo catalano, Puigdemont ha chiesto anche una mediazione internazionale per affrontare la questione e ha chiesto il ritiro di tutti i poliziotti dispiegati nei giorni scorsi in Catalogna da Madrid. Ha parlato di "gravi atti di violenza" compiuti da "commandi della paura", e ha chiesto alla Ue di "smetterla di voltare lo sguardo dall'altra parte davanti alle violazioni del diritto internazionale". Poi ha sfidato Mariano Rajoy, dicendo che non ha ancora avuto contatti con Madrid e chiedendogli se è davvero favorevole ad una "mediazione europea per discutere il futuro della Catalogna". "Il risultato del referendum è valido e abbiamo il dovere di attuarlo", ha dichiarato. Sulla dichiarazione unilaterale d'indipendenza frena invece Ada Colau, sindaco di Barcellona, che ieri ha votato sì e ha condannato le violenze della polizia: "Ci vuole un negoziato politico con l'intervento dell'Unione Europea - ha detto - e un rappresentante istituzionale che dice che non è possibile il dialogo dovrebbe dimettersi".

Carles Puigdemont e Ada Colau

MADRID - Il premier Rajoy dal canto suo continua a dichiarare illegale il voto di ieri, che per lui "non è mai esistito", e ha convocato una riunione con i leader del Psoe e di Ciudadanos, Pedro Sanchez e Alberto Rivera, per concordare nuove misure. Il Psoe chiede di avviare le trattative con Puigdemont, ma c'è chi mette sotto pressione il premier perché attivi l'articolo 155 della costituzione per sospendere preventivamente l'autonomia catalana. Sarebbe guerra aperta, perché quell'articolo prevede anche l'esautorazione del presidente e la chiusura del parlamentino della Catalogna. Anche Rajoy chiede l'intervento della Ue, ma non tanto per mediare quanto per dichiarare illegale il referendum catalano. Oggi il premier spagnolo incontra il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Il ministro della Giustizia Rafael Català ha dichiarato che Madrid userà "tutti i mezzi a nostra disposizione per ripristinare l'ordine in Catalogna".

Mariano Rajoy

UE - L'esecutivo europeo, secondo cui quella referendaria è una "questione interna alla Spagna", ne ha per tutti. Per Barcellona: "Il voto di ieri non era legale, e ribadiamo la nostra opinione già espressa in precedenza: se la Catalogna si separasse dalla Spagna si troverebbe automaticamente fuori dall'Unione Europea". Ma anche per Madrid: "La violenza non può mai essere uno strumento in politica: ora è il momento di cercare unità e dialogo, non divisione e violenza". Mercoledì il Parlamento Europeo in sessione plenaria discuterà del referendum catalano.

IL VOTO - Nel referendum di ieri il sì ha ottenuto il 90% dei voti, contro il 7,8% dei no. Vi hanno partecipato 2,2 milioni di elettori, il 42,2% degli aventi diritto, che sono 5,3 milioni. Se ci fosse stato un quorum, non sarebbe stato raggiunto, ma Puigdemont aveva deciso di indire il referendum senza quorum. Tuttavia, spiega il portavoce della Generalitat Jordi Turull, 400 seggi, corrispondenti a 770mila elettori, sono stati chiusi dalla polizia nel giorno del voto e in molti casi gli agenti hanno sequestrato le urne.

(Redazione Online/L)

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