A Donald Trump, qualcuno, ha mai detto che, magari, “chi troppo vuole nulla stringe”? In Venezuela ha già agito. Sul piano della annunciata “transizione democratica”, quale motivazione portata, quanto meno inizialmente, a giustificazione del suo agire, tuttavia, sembrerebbe, aver cambiato tutto per non cambiare nulla, visto e considerato che la vice del Presidente Nicolàs Maduro, ossia Delcy Rodriguez, ha preso il posto del primo, conseguendone, parrebbe, un nulla di fatto sul piano del cambio di regime. Da ultimo, per altrettante differenti motivazioni, l’attenzione del Tycoon, si è focalizzata in Groenlandia e Iran. Poi, se dovesse riuscire ad acquisire la Groenlandia e ad attaccare l’Iran, dove vorrà indirizzare le sue attenzioni? Minaccia financo la imposizione di dazi in danno degli otto Paesi aderenti all’Unione Europea (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia) che vorrebbero opporsi alla annessione dell’artico e che vorrebbero inviare ivi i propri soldati per le esercitazioni militari con gli alleati Nato.

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, stando alle notizie riportate dalle agenzie di stampa, chiederà l'attivazione dello strumento anti-coercitivo dell'Unione Europea da contrapporre alle misure economiche statunitensi, rilevando che «l'approccio americano pone la questione della validità dell'accordo sulle tariffe concluso l'estate scorsa dall'Unione europea con gli Stati Uniti». Insomma, il Presidente degli Stati Uniti d’America sembrerebbe (e la formula ipotetica si impone) voler lanciare al mondo un messaggio piuttosto chiaro che si potrebbe sussumere con la espressione “chi non è con me è contro di me”. Ipotesi per ipotesi tutto sembrerebbe possibile.

Quale potrebbe essere il piano di Donald Trump? Quale l’obiettivo reale? Il Presidente degli Stati Uniti d’America, parrebbe quasi non avere alcuna preoccupazione per l’andamento (rectius: frattura) dei rapporti presenti e futuri con l’Unione Europea che, piuttosto, sembrerebbe voler portare, se si consente l’espressione figurativa, all’angolo dell’Occidente. Probabilmente, se si provasse ad immaginare un Mondo senza una Unione Europea sufficientemente forte e rappresentativa sul piano politico, economico e militare, ci si ritroverebbe con due antitetici “blocchi di potere”: quello occidentale dell’America di Donald Trump e quello orientale di Russia e Cina di Vladimir Putin e Xi-Jin-Pin. La sua attenzione per la Groenlandia sembrerebbe lasciare intendere proprio questo intendimento finale. Anche a tutto voler considerare e concedere sul piano degli “interna mentis” di Donald Trump, potrebbe non essere irrealistico ritenere che agli Stati Uniti d’America sia maggiormente congeniale una Unione Europea frammentata, sul piano politico, in tanti “tavoli di confronto” quanti sono i Paesi Membri che la compongono (se si consente l’espressione), potenzialmente concorrenziali tra loro, piuttosto che unita e solidale all’interno di un polo decisionale unitario e univoco.

Non si tratterebbe di creare un fronte contrapposto sic et simpliciter a quello americano, quanto piuttosto di valorizzare e far valere le differenze esistenti financo sul piano finalistico per rafforzare e difendere la sovranità politica ed economica dell’Unione Europea e garantirne la autonomia strategica. Pertanto, sarebbe con buona verosimiglianza erroneo, da parte dei singoli Paesi Membri, ricercare interlocuzioni bilaterali di mediazione con la potenza americana, essendo senz’altro maggiormente utile riflettere l’immagine di una Unione Europea unica nella sua composizione che si rapporta all’esterno con una sola voce autorevole. Non protagonismi ma azione collettiva unitaria.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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