Turisti sardi a Dubai, la lettera a Todde: «La situazione sta degenerando, aiutateli a tornare»
L’appello di Annalisa Melis, sorella di uno dei croceristi bloccati sulla Msc Euribia: «Non sanno dove sbattere la testa, a bordo c’è chi non mangia più»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«La situazione sta degenerando, ovunque regnano incertezza e paura perché nessuno sa cosa potrà accadere. Il timore è per quello che può succedere anche solo da qui a un’ora». Parla con il fiato corto Annalisa Melis, sorella di Giovanni, il sardo bloccato a bordo della Msc Euribia nel porto di Dubai. La tensione è altissima, le incognite troppe. Per questo la donna ha deciso di scrivere alla presidente della Regione Alessandra Todde, chiedendo un supporto concreto per i sardi lontani da casa e di fatto «in ostaggio» sulla nave.
A bordo ci sono attualmente 563 croceristi italiani, sette dei quali sardi. «Riesco a mettermi in contatto con mio fratello solo tramite messaggi e chiamate Whatsapp. Vivono in una condizione di profonda incertezza perché, anche se sono sulla nave, vedono tutto quello che succede», racconta Melis. «Davanti hanno la costa dell’Iran, sentono i rumori, seguono il volo dei primi aerei di linea che stanno lasciando gli Emirati. Ma non sanno quando sarà il loro turno. Non hanno risposte, non sanno più dove sbattere la testa».
In mattinata una delegazione ha incontrato il comandante per avere informazioni sul possibile rientro. Ora si attendono indicazioni legate alla disponibilità di posti sui voli in partenza soprattutto da Abu Dhabi, a circa un’ora e mezza da Dubai. Ma l’attesa logora. C’è chi ha chiesto il supporto di uno psicologo, chi non riesce più a mangiare.
Nella lettera indirizzata alla presidente Todde, Melis ha evidenziato quattro punti fondamentali: la richiesta di facilitare un monitoraggio accurato delle condizioni dei cittadini sardi coinvolti e garantire una comunicazione tempestiva alle famiglie, l’invito a comunicare con le autorità nazionali per accelerare le operazioni di rimpatrio, l’attivazione di ogni forma di supporto logistico e psicologico per chi si trova ancora a bordo, infine, la necessità di sensibilizzare i referenti nazionali e internazionali per fornire aggiornamenti costanti e trasparenti sulle tempistiche di rientro.
Nel frattempo, in attesa di risposte e in balia di tante domande, croceristi e familiari restano sospesi.
(Unioneonline/v.f.)
