Madre e figlia morte per una sospetta intossicazione, svolta nelle indagini: «Avvelenate con la ricina»
La donna e la ragazzina 15enne morirono dopo i pranzi di Natale, aperto un nuovo fascicolo di indagine per duplice omicidio premeditato (al momento contro ignoti)Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Svolta nel caso delle due donne, mamma e figlia, morte subito dopo Natale all'ospedale Cardarelli di Campobasso in seguito ad una sospetta intossicazione alimentare. C'è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, per duplice omicidio premeditato.
Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno, si apprende da fonti qualificate, sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all'estero. Gli esami sono stati effettuati in Italia, ma anche in Svizzera e gli accertamenti sono arrivati fino agli Stati Uniti per la ricerca di casi di avvelenamento simili a quello molisano.
Le prime verifiche sugli alimenti utilizzati dalla famiglia nei giorni delle feste natalizie non avevano riscontrato anomalie ed era stato ipotizzato un errore medico: le due donne erano tornate a casa dopo essersi recate al Pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, ma le loro condizioni si erano poi aggravate fino alla morte. Per questo cinque medici sono stati indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo.
Ora la vicenda viene completamente riscritta con l'entrata in scena della ricina, una sostanza velenosa (presente nella pianta del ricino) che dopo l'ingestione causa innanzitutto nausea, vomito, diarrea e affanno; l'avvelenamento può poi progredire fino a far collassare diversi organi e a causare il decesso.
Il lavoro degli investigatori ora prosegue per individuare il responsabile dell'avvelenamento e le modalità con le quali è avvenuto. La casa delle vittime è ancora oggi sotto sequestro: Gianni Vita e sua figlia - gli altri due componenti della famiglia - vivono ora in un'altra abitazione.
(Unioneonline/D)
