La Procura di Pavia ritiene di avere 21 elementi che proverebbero la colpevolezza di Andrea Sempio e basterebbero almeno a rinviare a giudizio il commesso 38enne, unico indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.

Molti sono chiaramente correlati tra loro e riguardano punti diversi di stessi temi di indagine. Eccoli raggruppati per temi chiave.

Le telefonate a casa Poggi

Tre chiamate a casa Poggi effettuate il 7 e l’8 agosto 2007, pochi giorni prima del delitto e quando Sempio sapeva che Chiara era sola in casa, visto che l’amico Marco era in montagna con i genitori. Per la Procura il 38enne ha mentito quando ha detto di non sapere che Marco Poggi fosse in vacanza, quelle chiamate sarebbero stati tentativi di contattare Chiara e provare un approccio con la 26enne.

I video intimi

In uno dei soliloqui intercettati in auto, Sempio parla dei video intimi che Chiara aveva fatto con il fidanzato Alberto Stasi, di cui lui sarebbe venuto in possesso e la cui visione avesse scatenato la sua “attrazione non ricambiata” per la ragazza. Il commesso parla anche di una penna Usb su cui era il filmato, e ne parla prima che l’esistenza della chiavetta emerga sui media.

Soldi per pagare gli investigatori della prima indagine

Quando è finito indagato nell'inchiesta archiviata, «si è attivato immediatamente», assieme al padre, per «reperire soldi per pagare gli investigatori». Nell'interrogatorio del febbraio 2017 ha mentito «facilmente», essendo «venuto a conoscenza degli elementi di prova a suo carico».

Ricerche su Dna e sul processo a Stasi nel 2014

Tra gli elementi figurano anche le ricerche effettuate da Sempio sul web nel 2014, durante il processo d’appello bis ad Alberto Stasi. Consultazioni da cui emerge secondo i pm «particolare interesse e preoccupazione» per il tema del Dna trovato sulle unghie della vittima.

Il Dna

Uno degli elementi più forti poi è quello scientifico. Il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, secondo quanto accertato nell’incidente probatorio, ha una compatibilità “moderatamente forte” con la linea genetica maschile (aplotipo Y) della famiglia di Andrea Sempio, ed è incompatibile con Andrea Stasi. Secondo quanto ricostruito nella nuova inchiesta anche dal Ris di Cagliari, quella ai danni di Chiara Poggi sarebbe stata un’aggressione in più fasi e la vittima avrebbe cercato di difendersi.

L’impronta 33

Altro elemento scientifico rilevante. L’impronta 33 è stata lasciata sul muro lungo le scale che portano alla cantina dove è stato trovato il corpo di Chiara. Già all’epoca gli inquirenti dissero che era la traccia del killer, ma non fu attribuita a nessuno. Per l’accusa e i periti chiamati in causa dai pm, è attribuibile a Sempio e le misure antropometriche sarebbero anche compatibili con l’impronta di scarpa insanguinata trovata sul “gradino zero”. Inoltre la traccia, già visibile prima che il Ris spruzzasse la ninidrina, sarebbe stata impressa da una mano bagnata: non semplice sudore, che non resta visibile nel tempo, e neanche solo acqua, che non avrebbe reagito alla ninidrina. 

La mancanza di alibi e il caso dello scontrino

Andrea Sempio non ha un alibi per quella mattina. E anche quello che secondo chi indaga è stato costruito ad arte non collima con il nuovo orario ipotizzato della morte di Chiara Poggi. Inoltre c’è il caso dello scontrino del parcheggio a Vigevano. Sempio lo portò agli investigatori un anno dopo il delitto e la cosa insospettì già all’epoca. Secondo quanto ricostruito dai pm pavesi, ad andare a Vigevano non fu Sempio ma la madre, che doveva incontrare un suo amico vigile del fuoco, come confermato da quest’ultimo in una testimonianza. «Non ricordo di preciso cosa è accaduto quel giorno, ma quando ci mandavamo messaggi era per vederci». E quella mattina l’uomo e la mamma di Sempio si scambiarono diversi sms. 

Il ritorno sulla scena del crimine

Sempio è andato due volte sul luogo del delitto. Una prima volta di mattina: «inverosimile» la sua versione, secondo cui sarebbe andato in via Pascoli dopo aver «notato un’ambulanza e tanta gente davanti alla villetta». Non era lungo il percorso e anzi si trovava «esattamente nella direzione opposta». Non è «verosimile che dal breve tratto di via Pavia, percorso dall'indagato e dal padre, fossero visibili le persone presenti in via Pascoli, considerata la distanza e la presenza di due rotatorie». La versione di Sempio, anche su questo punto, per l'accusa, è «palesemente inverosimile». Inoltre, tornò nuovamente sul posto nel pomeriggio.

Gli appunti nella spazzatura e i soliloqui in auto

C’è anche un episodio del 26 febbraio 2025, inizio della nuova indagine, quando Sempio avrebbe gettato nella spazzatura alcuni appunti “ricollegabili all’omicidio”. Su questo punto, però, il giornalista Gianluigi Nuzzi ha   confermato la versione di Sempio: si trattava di una "scaletta" per uno spettacolo.

I diversi soliloqui in auto captati dagli investigatori emersi in questi giorni: quello in cui parla del video e della sua ossessione per Chiara, delle telefonate e dell’omicidio; un altro in cui pare riferirsi all’orario in cui quella mattina è entrato in casa Poggi.

Il profilo del Racis

Poi c’è il profilo dei carabinieri del Racis, delineato dagli scritti di Sempio: appunti personali e post su un forum sulla “seduzione”. Ne emerge un uomo “ossessionato dal sesso violento”, “del tutto irrispettoso della dimensione personale femminile”.

Il malore e le menzogne

Diverse volte, durante le prime e le seconde indagini, Sempio avrebbe mentito. Nel 2008, di fronte a domande più precise “per vagliare il suo alibi” (quello del famoso scontrino), si è sentito “male”. Tanto da rendere necessario l’intervento del 118, l’interrogatorio fu interrotto ma nel verbale non c’è menzione di quel malore. 

Il movente

L’ossessione per Chiara Poggi dopo aver visto il video, il tentativo di approccio, il rifiuto che avrebbe scatenato secondo i pm la furia omicida del commesso.

(Unioneonline/L)

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