L’autopsia sul piccolo Domenico: «Al momento dell’espianto il cuore era sano». Il primario si difende: «Sono io la vittima»
A danneggiare l’organo sarebbe stato dunque il ghiaccio secco: due dei sette indagati fanno sentire la loro voce(Ansa)
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L'appuntamento per l'ultimo saluto a Domenico è fissato per domani alle 15 nel duomo di Nola. E c'è da giurarci, sarà un bagno di folla e commozione, con tanta gente - tra gli altri in prima fila la premier Giorgia Meloni - pronta a stringersi attorno a mamma Patrizia e papà Antonio per i funerali del bimbo di 2 anni e mezzo vittima di un incredibile caso di malasanità che per giorni ha tenuto l'Italia col fiato sospeso.
L’autopsia è stata eseguita oggi al Secondo Policlinico di Napoli. Da un primo esame - spiega il medico legale della famiglia Caliendo, dottor Luca Scognamiglio - non sarebbero «emerse lesioni al cuore» espiantato a Bolzano e destinato a Domenico, «in particolare non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte ha parlato».
Dopo giorni di silenzio fanno sentire la loro voce anche due dei sette indagati per omicidio colposo. Raggiunto dall'inviato della trasmissione 'Lo stato delle cose' su Rai 3, il cardiochirurgo dell'ospedale Monaldi Guido Oppido si assolve: «Io so solamente che le cose le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima. Ho buttato 11 anni della mia vita per operare i bambini qui in Campania. Tremila bambini ho operato. Tutto questo lo sto passando - ha aggiunto - perché ho provato ad aiutare i figli degli altri».
Passano al contrattacco anche i legali della dottoressa Gabriella Farina - la chirurga del Monaldi incaricata dell'espianto del cuore del piccolo Domenico a Bolzano - Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano. Chiedono di accendere i fari su quanto accaduto nell'ospedale bolzanino, individuando in particolare le responsabilità di chi ha fornito il ghiaccio secco per refrigerare il cuore diretto a Napoli. «Un aspetto che merita degli approfondimenti».
Per i due legali «non si può mettere in discussione che la dottoressa Farina sapesse benissimo che per il trasporto degli organi si utilizza del ghiaccio d'acqua. Questo è pacifico, anche perché quando sono partiti, hanno utilizzato ghiaccio d'acqua. Qualcun altro lo ignorava, ed è un aspetto che a nostro avviso va assolutamente approfondito».
Un'idea di quello che è successo se l'è fatta anche l'infettivologo Matteo Bassetti. «Quando non sei abituato a fare tanti trapianti - spiega - e a Napoli ne avevano fatto solo uno in tre anni, e non sei abituato a seguire altrettante procedure, capitano più facilmente gli errori». Ecco perché a suo dire «non ha senso avere una molteplicità di centri, ma sarebbe più utile averne solo uno che li fa tutti».
(Unioneonline)
