«Noi siamo abituati a valutare senza pregiudizio: i fatti per i quali Minetti era stata condannata risalgono a quando era molto giovane. Non ha avuto ruoli direttivi o organizzativi, anzi è verosimile che sia stata influenzata da altri». Lo afferma la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, in un'intervista al Corriere della Sera. Il suo sostituto Gaetano Brusa ha firmato il parere positivo (non vincolante) per la grazia concessa a Nicole Minetti.

«Nella valutazione conta il fatto che, successivamente ai reati commessi, sia stata documentata una condotta di vita non solo regolare, ma con attività meritorie, volontariato in Italia e all'estero - aggiunge - Nessuna recidiva o comportamento illegale o delittuoso». Delle polemiche, la cosa che più ha ferito la pg è stata «la malafede di chi davvero pensa che un condannato possa avere un trattamento privilegiato - racconta - Riassumo: Minetti non avrebbe dovuto fare un giorno di carcere come nessun altro condannato a meno di 4 anni». Nanni, inoltre, fa sapere che «con quello che spendiamo in tempo ed energie per le condanne definitive sotto i 4 anni» lei sarebbe «per la depenalizzazione di certi reati: il procedimento penale dovrebbe essere riservato alle cose più gravi». «Poiché non è così, il nostro ufficio deve lavorare senza pregiudizi e valutare, nel complesso, il pentimento di una persona e la sua risocializzazione - osserva - Aggiungo che dovremmo liberarci di figure del passato, se non ci sono più» in riferimento a Silvio Berlusconi. 

La domanda di grazia per l'ex ballerina di Colorado, igienista dentale ed ex consigliera lombarda del Pdl, che andò a prendere Karima El Mahroug detta Ruby in questura a Milano, era stata presentata all'inizio dello scorso anno e aveva avuto poi il via libera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Minetti dunque non andrà in carcere per le due condanne che ha ricevuto: una a due anni e dieci mesi nel processo Ruby Bis per favoreggiamento della prostituzione e l'altra a un anno e un mese per peculato sui rimborsi quando era al Pirellone.

La concessione della grazia, hanno spiegato fonti del Quirinale, è basata «anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati». Di «straordinari profili umanitari» hanno parlato invece i suoi legali Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra chiedendo «massimo riserbo, in particolare sulla posizione del minore».

Originaria di Rimini, Minetti era entrata in Consiglio regionale nel listino bloccato, quindi con elezione sicura, nel 2010, con una lunga coda di polemiche. Il 27 maggio dello stesso anno le fu chiesto di andare in questura e farsi affidare Ruby, allora diciassettenne, che era stata fermata senza documenti e sospettata di furto. Da qui è iniziata la vicenda giudiziaria a cui si è aggiunta quella sui rimborsi non dovuti al Pirellone, che non ha riguardato solo lei ma anche altri consiglieri fra cui il figlio di Bossi, Renzo.

(Unioneonline)

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