IL VIDEO DEGLI INSULTI

Non è un graduato nè, tantomeno, un veterano dell'ordine pubblico: ma il ragazzo che ieri dietro la divisa antisommossa dei Carabinieri ha sfidato, guardandolo dritto negli occhi, il manifestante che dalle barricate dei No Tav gli urlava contro ogni tipo d'insulto, ha forse ottenuto, senza alzare un dito, molto più di centinaia di lacrimogeni sparati nella Val di Susa in questi mesi per fermare le proteste dei contestatori più violenti.

Anche per questo il comandante generale dell'Arma Leonardo Gallitelli ha voluto conferirgli un encomio solenne, sottolineando "la fermezza e la compostezza dimostrate" che hanno impedito "ad una situazione delicata di degenerare in ulteriori incidenti". Al militare è arrivato anche il plauso di tutte le forze politiche e di governo, dai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani al ministro Cancellieri, da Berlusconi a Bersani. Gallitelli parla di un "lodevole" comportamento da parte del carabiniere, mantenuto anche di fronte ad una "grande provocazione" come quella rivoltagli del giovane manifestante a volto scoperto.

Ed in effetti, non deve essere stato facile per il giovane rimanere impassibile davanti a quel ragazzo che ti chiama 'Pecorella', che ti insulta perché ha la mascherina "con cui dai anche i bacini alla tua ragazza, così non gli attacchi le malattie". Che ti provoca dicendoti "sei forte" e poi chiedendoti "sai sparare" e "vuoi sparare"?. Non deve essere stato semplice non reagire a chi ti accusa di essere su quella strada a prendere insulti per due soldi e, visto che "il cantiere dovrebbe durare vent'anni, ci vai in pensione vestito così come uno stronzo". Che ti insulta, dunque, non per quel che sei ma per quel che rappresenti. In Val di Susa gli altri attivisti No Tav dicono di non conoscere quel manifestante con la barbetta rossiccia e una camicia marrone, che ha un accento che non sembra proprio piemontese anche se dice di essere di Giaveno. Ma conta poco, visto che comunque su quelle barricate c'era. Era lì e le sue parole corrono da ieri sul web. Di contro, però, ci sono anche quelle del carabiniere. O meglio, di un giovane della stessa età di quello dall'altra parte della barricata, ma con tutta un'altra idea della democrazia in testa.

"Signor generale - ha detto al suo comandante quando il generale l'ha chiamato per comunicargli l'encomio solenne - ho fatto solo il mio dovere". 25 anni, da tre nell'Arma, il carabiniere viene da Oristano, altra terra difficile come la Val di Susa. Lì ha frequentato il liceo scientifico, poi è entrato nei carabinieri ed è stato sempre impiegato nei reparti mobili del nord Italia. Non è sposato, non è fidanzato; e, soprattutto, non crede di aver fatto nulla di straordinario. "Non sono un eroe - ha aggiunto nella telefonata con il generale Gallitelli - anche altri colleghi avrebbero fatto lo stesso". Resta un problema reale, che va ben oltre il carabiniere e il manifestante che si fronteggiano sull'autostrada: in Val di Susa si sta correndo a velocità sempre più elevata verso un punto di non ritorno.
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