Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo, colosso del delivery food, dopo quello nei confronti di Glovo, e sempre per caporalato sui rider. In questo caso sarebbero stati sfruttati, con paghe sotto la soglia di povertà, e approfittando del loro stato di bisogno, dai 3.000 ai 20.000 lavoratori sul territorio milanese e nazionale.

L'amministratore giudiziario dovrà lavorare per regolarizzare le loro posizioni. La società e il suo amministratore unico sono indagati.

Nel provvedimento in via d'urgenza (dovrà essere valutato da un gip) di 60 pagine, il pm Storari, che da anni sta portando avanti indagini di questo genere anche nei settori della logistica, dei trasporti, della moda e della vigilanza privata, si legge che è iscritta la società Deliveroo Italy srl, con sede a Milano, e che è indagato per caporalato l'amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi.

Ai rider (3mila su Milano e 20mila sul territorio nazionale), si legge nell'imputazione, sarebbero state corrisposte retribuzioni «in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva». Somme che violano anche la Costituzione, perché non possono garantire una «esistenza libera e dignitosa».

Deliveroo e il suo amministratore avrebbero adottato una «politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità». Lo sfruttamento lavorativo, scrive il pm sulla base degli accertamenti dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, viene «perpetrato da anni». Una situazione di illegalità che deve «cessare al più presto».

Da qui la nomina da parte della Procura, diretta da Marcello Viola, dell'amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per Deliveroo Italy, affinché «proceda alla regolarizzazione dei lavoratori».

Lo scorso 19 febbraio, il gip Roberto Crepaldi aveva convalidato il provvedimento del pm Storari che aveva disposto, sempre in via d'urgenza, il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società milanese di delivery del colosso spagnolo Glovo, finito al centro delle indagini per caporalato. Per l'accusa, in quel caso sarebbero stati sfruttati 40 mila rider impiegati in tutta Italia, «lavoratori, formalmente autonomi in regime forfettario», ma «in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà».

Le testimonianze

«Inizio il servizio, loggandomi all'app, alle ore 11 del mattino e finisco alle ore 22. Lavoro 7 giorni su 7 per circa 11 ore al giorno, la mia paga non è sufficiente. Per tale motivo svolgo un secondo lavoro come facchino in un hotel per 5 giorni a settimana delle ore 23 sino alle 7. Purtroppo devo inviare circa 600 euro alla mia numerosa famiglia che vive in Nigeria».

È solo una delle tantissime testimonianze di "sfruttamento" di rider, riportate nel provvedimento di controllo giudiziario per caporalato a carico di Deliveroo. Dalle carte e dalle deposizioni di decine di rider risulta che i lavoratori incassano tra i 3 e i 4 euro a consegna. Uno di loro ha messo a verbale che deve fare "fino a 150 km" al giorno per "dieci consegne". Gli ordini arrivano direttamente con "notifica su una app".

Le ricostruzioni riportate nel provvedimento della Procura di Milano sono, in sostanza, identiche al caso Glovo, nel quale il pm Storari metteva in luce una "gestione algoritmica della prestazione" lavorativa, il "monitoraggio" costante su "tempi" di consegna e "performance" con tanto di "punizioni". E anche un elemento che resta, al momento, oscuro, ovvero il modo in cui "vengono elaborati" i dati per assegnare "gli ordini" e soprattutto calcolare il "compenso".

L'accesso al lavoro, infatti, come si legge sulla base delle testimonianze e delle analisi investigative, "avviene mediante log-in alla piattaforma" e, una volta collegato, il rider "riceve gli ordini" dalla app. Alcuni lavoratori riescono ad arrivare a guadagnare "circa 1.100 euro al mese", altri non più di "500-600 euro" e non possono "permettersi", come ha raccontato uno di loro, "di rifiutare consegne per mantenere - ha detto - moglie e figli in Afghanistan". E ancora: "Deliveroo monitora i miei spostamenti tramite Gps". Le prestazioni, poi, vengono valutate tramite la piattaforma per "produttività, frequenza, continuità". Un altro rider ha sintetizzato così: "Fa tutto l'algoritmo dell'applicazione".

(Unioneonline)

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