«Sul turismo serve una riflessione seria e di sistema. Non facciamoci abbagliare da numeri in crescita che fanno audience nell’immediato, ma se non letti in tutte le loro variabili rischiano di portarci al collasso». L’allarme viene lanciato da Sergio Napolitano, presidente della Faita Sardegna, l’associazione del turismo all’aria aperta che organizza strutture fondamentali per il settore nell’Isola: i campeggi. 

I NUMERI

Il 36% delle attività  associate registra una crescita delle presenze e il 48% conferma i dati dello scorso anno. Positive le previsioni per settembre: 56% conferma le aspettative, 20% prevede ulteriore crescita 25% denuncia una perdita. Andando a leggere oltre i dati, però, le criticità: il 48% segnala una riduzione della spesa degli ospiti, il 32% un aumento dei costi di gestione, il 20% il calo di mercati specifici e il 20% la cronica carenza di personale. Quasi la totalità rileva una riduzione della permanenza media, il 100% prenotazioni a ridosso della vacanza: in un mercato dell’Opena Air, che in Sardegna tra gennaio e marzo era solito vendere circa l’80% della sua offerta.

«I dati sono confortanti ma vanno analizzati», spiega Napolitano, «sono cambiate le dinamiche che incidono in modo sostanziale sui conti finali. Il turista è diverso perché il mondo è diverso: tensioni internazionali, caro energia, crisi economica, cambiamento climatico. Cambiano provenienza, spesa, tempi di prenotazione e permanenza, e aumentano le disdette».

DOMANDA DINAMICA CONTRO OFFERTA STATICA

«Abbiamo un’offerta debole, ferma, anacronistica», sostiene la Faita, «le nostre strutture devono modificarsi in modo strutturale, ma su due nodi decisivi chi governa glissa: urbanistica e paesaggistica. Aspetti che incidono in modo sostanziale sul sistema di accoglienza. Inoltre con le presenze lavorano le camere, con i consumi e i servizi lavorano le persone. Ma questi sono in crollo vertiginoso come confermano anche le ultime rilevazioni di Fipe e Confcommercio».

Secondo Napolitano «servono nuovi paradigmi per strutture più efficienti, attrattive e capaci di rispondere alla nuova domanda e sostenere i consumi. Per stare in piedi non possiamo solo modificare i prezzi, o provare formule alchemiche di mercato, dobbiamo affrontare questi due temi senza ideologie preconcette».

Stesso nodo per l’energia: «Costi insostenibili e divieto di fatto di produrre energia pulita. Nelle nostre strutture non abbiamo tetti per il fotovoltaico e anche le pergole vengono osteggiate».

Poi c’è il caro traghetti; «Incide in modo sostanziale sul turismo all’aria aperta e su tutta la Sardegna»,  è la denuncia Napolitano, «occorre impedire, come diciamo da anni, questo furto di economia che le compagnie navali fanno all’isola. Una notte in nave che costa quanto una settimana di vacanza per una famiglia è un obbrobrio al quale la politica non può più assistere passivamente. Va affrontato in modo risolutivo e definitivo». 

(Unioneonline)

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