Li hanno cercati. E, ovvio, li hanno trovati. La Guardia costiera li definisce «oggetti potenzialmente pericolosi». E visto che sono sul fondo del mare del poligono interforze del Salto di Quirra appare scontata la possibile natura: (quasi) sicuramente sono resti delle esercitazioni militari, impossibile escludere che si tratti di ordigni. Ed ecco che la bacheca delle ordinanze dell’ufficio circondariale marittimo di Arbatax si riempie di provvedimenti di interdizione alla navigazione in una miriade di punti intorno ai quali vengono disegnati estesi cerchi  dove è vietata qualunque attività. 

Le ordinanze con allegate cartografie sono state emesse ad agosto e risultano ancora valide. E succede mentre la spiaggia di Murtas, in territorio di Villaputzu, è aperta alla balneazione. Solo che a pochi metri dalla battigia c’è qualcosa che allarma. 

Gli “oggetti” – che a quanto pare non sarebbero identificati ma trasudano “pericolo” – sono stati scoperti anche a profondità di appena 4 e 5 metri, a ridosso dell’arenile, di fronte allo stagno di Baccarinu (o Pisale): in questa zona, a poca distanza l’uno dall’altro sono sei. Sono stati rilevati durante la campagna Sir 2026. Ossia durante le perlustrazioni periodiche  di “Search, Identification e  Recovery di materiali residui potenzialmente pericolosi sui fondali marini, condotte dall’Aeronautica al termine di ogni periodo di attività del poligono. 

Operazioni che hanno permesso il rinvenimento di altro materiale fra i meno 37 e i meno 1600 metri circa, per un totale di 27 oggetti sparsi fino a centinaia di metri dalla costa. 

Tutte le ordinanze impongono un’interdizione di attività marittime di ogni tipo nel raggio di 150 metri: i centri sono decine, quindi il mare davanti a Quirra è pericoloso. Lo dice la Guardia costiera. 

  

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