Oltre 1.500 lotti di monete antiche venduti illegalmente e un giro d’affari complessivo di circa mezzo milione di euro. È quanto scoperto dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari al termine di un’articolata indagine sul traffico illecito di beni appartenenti al patrimonio culturale nazionale. L’inchiesta ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di alcuni soggetti accusati di ricettazione ed esportazione clandestina di monete di valore archeologico. L’operazione ha interessato le città di Sassari e Bologna, dove i militari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sassari. Il provvedimento ha riguardato cinque dei sette indagati complessivi. Le autorità hanno sequestrato preventivamente i conti correnti utilizzati per la raccolta dei ricavi illeciti, oltre ad altri rapporti finanziari per equivalente, fino a coprire il valore del profitto del reato suscettibile di confisca, quantificato in circa 250.000 euro.

L’indagine, denominata “Numisma”, era stata avviata nel giugno del 2022 dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari. Tutto è partito dall’individuazione, durante un’asta all’estero, di 36 rare monete d’oro di epoca sardo-bizantina. Alcuni esemplari erano facilmente riconoscibili perché già studiati e pubblicati nel 1996 da un noto numismatico di Sassari, particolare che ha fatto immediatamente sospettare una loro uscita clandestina dal territorio italiano.

Le investigazioni hanno presto assunto una dimensione internazionale: le monete venivano infatti vendute in diversi Paesi del mondo. Sequestri sono stati eseguiti anche in Spagna e Austria presso case d’asta specializzate, risultate estranee ai fatti e ignare della provenienza illecita dei reperti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra il 2022 e il 2024 il gruppo avrebbe immesso sul mercato italiano ed estero oltre 1.500 lotti di monete antiche. La maggior parte, di epoca punica, romana e bizantina, presentava interesse archeologico ed era priva di documentazione sulla provenienza. Il giro d’affari complessivo è stimato in circa mezzo milione di euro.

L’attività illecita sarebbe stata portata avanti da alcuni collezionisti sardi con la mediazione di un esperto numismatico. Coinvolto anche un ex mercante numismatico e filatelico sassarese, che avrebbe immesso abusivamente sul mercato nazionale e internazionale monete antiche provenienti da attività illecite. L’operazione ha consentito di recuperare e restituire allo Stato italiano circa 4.000 monete antiche, tra cui alcuni esemplari in oro. Tra i reperti recuperati spicca anche un raro elemento scultoreo in marmo, riconducibile a un culto pagano di età romana e ritenuto di particolare interesse culturale.

L’indagine ha permesso di reintegrare nel patrimonio nazionale beni finiti in collezioni pubbliche e private, i cui proprietari erano ignari della provenienza illecita, aprendo inoltre la strada a nuovi filoni investigativi in Italia e all’estero. Il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione tra magistratura italiana ed estera, Arma dei Carabinieri, forze di polizia straniere e organismi di cooperazione internazionale, oltre al costante confronto con archeologi e numismatici delle Soprintendenze dell’isola. Fondamentale anche l’impiego degli strumenti informatici del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, tra cui la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, la banca dati S.W.O.A.D.S. e il sistema informativo dell’Ufficio esportazione.

(Unioneonline)

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