«Mario fin dall’inizio è stato un dono. Con i suoi occhi chiari, il suo volto dolce era il “principe” della nostra famiglia. Amato, custodito e difeso, un amore che non è mai venuto meno neppure nei momenti difficili. Perché la sua vita ha conosciuto anche la fatica, gli errori, le scelte sbagliate».

Parole di dolore e commozione, pronunciate questa mattina, nel giorno di Pasqua, da don Andrea Stara, parroco della chiesa dello Spirito Santo, una voce che parla a nome dei genitori, Cinzia e Giuseppe, e della sorella Rossana, del giovane 32enne di Porto Torres, Mario Siffu, morto martedì 24 marzo per una setticemia, conseguenza di una ostruzione intestinale.

Un’omelia carica di emozione, quella celebrata dal sacerdote davanti ad una chiesa affollata dove, familiari, parenti ed amici si sono raccolti per l’ultimo saluto a Mario, detenuto nel carcere di Bancali, scomparso prematuramente all'ospedale Santissima Annunziata a due giorni dalla scarcerazione. Una vicenda oggetto di inchiesta della Procura di Sassari.

Ora davanti al dolore, ad una vita spezzata troppo in fretta, il resto non conta. «Mario ha attraversato strade sbagliate, a volte turbolente, ma sarebbe ingiusto fermarsi lì» ha detto don Stara. «Perché dentro di lui c’era molto di più: c’era un cuore capace di fare del bene, anche nei piccoli gesti. In carcere mentre stava pagando per i suoi errori, non pensava solo a sé stesso, pensava agli altri. Chiedeva ai suoi cari di aiutare chi non aveva nessuno, il segno di un’anima che non si è mai chiusa».

E ancora parole per Mario, il suo amore per i bambini, tracce di luce che restano. Tutto risuona come una contraddizione nel giorno di Pasqua, nel giorno della risurrezione, quando bisogna celebrare la vita ma ci si trova davanti alla morte. «Ma è proprio questo il cuore della Pasqua», prosegue il parroco «dirci che la morte non è la fine, che anche quando tutto sembra spegnersi, Dio accende una luce che non si spegne più». Un desiderio di rinascita per un giovane che voleva cambiare strada. «Negli ultimi tempi, quella luce sembrava riaccendersi: la gioia di uscire, la speranza di ricominciare». 

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