4 anni di reclusione. Questa la richiesta, sollecitata oggi in tribunale a Sassari, dalla pm Maria Paola Asara contro un 67enne sassarese, accusato di maltrattamenti familiari e violazione di domicilio.

Secondo le imputazioni, l’uomo avrebbe sottoposto l’ex compagna a un regime di insulti e minacce fino al 2023, sottoponendola a un controllo asfissiante. Limitandola negli spostamenti e nel vestiario, e costringendola a subire una serie di vessazioni viste anche dalla figlia dei due, fatto che sostanzia nell'imputazione l’aggravante di violenza assistita. In questo “clima di terrore”, come lo definisce l’avvocata di parte civile, Sabrina Mura, che rappresenta la genitrice, la moglie e la giovane avrebbero vissuto “il rischio di un crescendo di rabbia”. Culmine che in realtà si verifica nell’estate del 2023 quando l’uomo colpisce la porta di casa e ne lesiona il vetro. A scatenarne la furia, preceduta da frasi come “Qualcuno a questo giro la pagherà”, un costume da bagno comprato dalla mamma alla allora 13enne e ritenuto troppo succinto.  Episodio che ammette anche la difesa, sostenuta dall’avvocata Anastasia Fara, che però non concorda sull’accusa di maltrattamenti familiari. Sostenendo che, a parere dei testimoni sentiti in aula, le costrizioni dell’uomo non sarebbero mai avvenute mentre, invece, la donna avrebbe sofferto di una forma estrema di gelosia.

Il collegio, presieduto da Monia Adami, a latere Valentina Nuvoli e Paolo Bulla, ha rinviato al 14 maggio per le repliche e la sentenza.

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