«Voi giovani avete un ruolo fondamentale, come sosteneva mio padre che amava i bambini, convinto che da questo legame forte con le nuove generazioni potesse nascere quell’impegno e quella negazione del consenso alla mafia, che rappresenta la forza delle organizzazioni criminali, impegnate a cercare soldati e manovalanza tra i ragazzi, usati per compiere atti tremendi».

Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino ucciso da Cosa Nostra il 19 luglio del 1992, ritorna a parlare con gli studenti, convinta che la lotta alla mafia debba partire proprio da loro. Li ha incontrati questa mattina al teatro Andrea Parodi di Porto Torres, dove hanno partecipato circa 300 tra bambini, bambine, ragazzi e ragazze provenienti dalle scuole di Porto Torres, Sassari, Alghero, Sorso e Valledoria, partecipi di una giornata conclusiva del progetto di educazione alla legalità “Falcone, Borsellino e la storia della lotta alla mafia: un seme di legalità per i ragazzi di oggi”, ideato e promosso dalla Cooperativa Sealand Asinara, in collaborazione con l’Associazione delle Guide dell’Asinara A.Gu.a, con referente Paola Fontecchio. A loro Fiammetta ha voluto raccontare la storia di suo padre e della sua battaglia per la verità sulla strage di via d’Amelio in cui il magistrato è rimasto vittima insieme alla sua scorta.

«Vivo nel quartiere della Kalsa, quartiere del centro storico di Palermo, dove mio padre giocava a calcio con Giovanni Falcone e con i figli e nipoti di quelli che sarebbero diventati i capo mafia. Ma i due magistrati hanno scelto la strada del bene, quella più tortuosa, un cammino faticoso  per combattere in prima linea contro il cancro che attanaglia la nostra società, ovvero la presenza forte e capillare di organizzazioni criminali che hanno come obiettivo principale quello di accumulare denaro e potere, quali la Camorra, Cosa Nostra, Ndrangheta, Sacra corona unita e Stidda».

L’iniziativa che aveva come obiettivo di trasmettere ai più giovani i valori della giustizia, del rispetto delle regole e della responsabilità, attraverso la testimonianza e l’esempio dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha visto l’intervento del questore di Sassari, Filiberto Mastrapasqua che ha ricordato le vittime della scorta di via d’Amelio, «una delle quali era di terra sarda, Emanuela Loi, che a 24 anni ha sacrificato la propria vita per stare vicino a Borsellino».

Di seguito il sindaco Massimo Mulas, che ha sottolineato «l’importanza di stare dietro ai più fragili, perché le comunità sono fatte anche di persone che si perdono verso le quali occorre essere più empatici», e il cappellano del carcere di Bancali, intervenuto sui temi del recupero e della rieducazione dei detenuti, approfondendo il valore della legalità anche come percorso di cambiamento personale. Gianluca Mureddu, presidente del Parco Asinara, ha ricordato come l’isola sia entrata a far parte della storia dell’Italia perché ospitò i due giudici nell’estate del 1985 per la stesura dell’ordinanza sentenza, con la quale furono rinviati a giudizio 475 mafiosi. 

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