Due anni di attesa per l'intervento, l’odissea di un 61enne di Porto Torres: «Non possiamo più operarla»
Una vicenda kafkiana che lo ha costretto a rifugiarsi nel privato «per una sanità che è sempre meno pubblica»(foto simbolo Ansa)
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Oltre due anni di attesa per un intervento chirurgico necessario a risolvere un problema urologico per poi sentirsi dire: «Qui a Sassari l’operazione non si può più fare». Un’altra odissea nella sanità pubblica. È il calvario non ancora concluso di un uomo di 61 anni, residente a Porto Torres. Il 28 febbraio del 2023 il paziente era stato dimesso per calcosi renale ma i medici gli avevano consigliato un esame specialistico, eseguito il 23 ottobre dello stesso anno e confermato il 9 novembre successivo, nel quale si riscontrava la patologia, con la prescrizione degli esami clinici necessari per poter effettuare l’intervento. La diagnostica era risultata chiara da un’ecografia dell’apparato urinario, e il 22 gennaio del 2024 la clinica urologica, dell’ospedale Aou Stecca Bianca di Sassari, inserì il 61enne nella lista di attesa per un prericovero. Prima di sottoporsi all’operazione l’uomo dovette affrontare alcune visite mediche private e una serie di impegnative nel pubblico.
«Dopo aver effettuato un esame clinico a pagamento, mi prenotarono per l’intervento per asportazione, con la garanzia di effettuarlo in regime di “Day Hospital” entro sei mesi dal gennaio 2024», spiega il paziente che riannoda la vicenda, lunga e complessa. Trascorsi i 180 giorni ricomincia a bussare nella clinica, plesso Stecca Bianca, per chiedere se ci fossero novità. «Non ci sono anestesisti», mi rispondono «per l’intervento verrà chiamato prossimamente». La situazione da gestibile diventa complicata, i dolori si acutizzano con il passare del tempo.
Un anno intero, il 2024, trascorso senza ricevere risposta. Il 9 giugno 2025, i medici fissano la data per una visita preliminare all’intervento, un appuntamento per sottoporsi ad esami di laboratorio e di urine con l’anestesista, al Centro prelievi del palazzo Clemente, presso le cliniche Aou di San Pietro, a Sassari. Prima della tanto sospirata “chiamata”, il 22 dicembre 2025 l’uomo si sente male, e si reca al pronto soccorso in preda a dolori acuti. I medici della clinica urologica gli prescrivono la terapia da seguire prima del tanto agognato intervento. Il paziente viene rimandato a casa con la frase sibillina: «Vedremo di accelerare i tempi».
«Con la differenza che questa volta mi hanno prescritto nuovamente tutti gli esami clinici già effettuati, - spiega - perché ormai era trascorso troppo tempo dalle ultime analisi eseguite». Ricomincia un altro ciclo di visite. Il 14 gennaio 2026 l’inizio di un nuovo incubo. A seguito dell’ecodoppler, risulta che il problema urologico si è aggravato. «Quindi mi consigliano di rivolgermi al Poliambulatorio Conti di Sassari, dove pochi giorni dopo mi rilasciano il referto con il quale mi precipito ancora alla Stecca Bianca. I medici si consultano e mi riferiscono che non c’è disponibilità di posti letto e che non possono più effettuare l’intervento: dovrebbe rivolgersi ad altra struttura ospedaliera di Cagliari». Una risposta amara che induce il 61enne a rifugiarsi nel privato «per una sanità che è sempre meno pubblica».
