Attenzione ingiustificata o preludio di un cambiamento strategico? Chi dovrebbe stare attento a cosa? Per essere brevi, anzi brevissimi. La notizia è stata quella di una nave cargo russa, Sparta IV (un nome un programma qualcuno potrebbe esclamare), che nei primi giorni di febbraio aveva navigato per un certo lasso di tempo (se così si voglia dire), con movimento “a pendolo”, in acque internazionali, a largo della Sardegna, per poi riprendere, sembrerebbe, la sua rotta. Precisamente, avrebbe navigato appunto “a pendolo”, stando alle notizie diffuse, a poche miglia (ma sempre in acque internazionali) dal poligono militare di Quirra, quale centro di sperimentazione della Nato (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord), oltre che dalla base aerea di Decimomannu, utilizzata dall’aeronautica statunitense. Ebbene, per essere diretti. Siccome, e non è un mistero per nessuno, la Sardegna ha una allocazione strategicamente privilegiata sul Mediterraneo, allora, quasi di conseguenza si potrebbe dire, il pericolo riveniente dalla presenza russa al largo delle coste sarde, si sarebbe presentato nella sua importanza.

L’attenzione potrebbe essere stata ingenerata dalla necessità di individuare le ragioni sottostanti il rilevato cambio di rotta, e la circostanza appare sicuramente comprensibile. Ma, concretamente, trovandosi l’imbarcazione segnalata in acque internazionali, ossia fuori dall’area di esercizio della giurisdizione, quale avrebbe potuto essere lo spazio di intervento, per così dire, dell’Italia? Intanto, perché, comunque, al di là di ogni possibile considerazione di ordine pratico, vi sarebbe, come in effetti vi è, l’obbligo dell’osservanza del principio del passaggio inoffensivo delle navi straniere, quindi anche russe, che resta pur sempre permesso laddove non si traduca in azioni che possano rappresentare una minaccia/pericolo per la sicurezza o anche l’organizzazione dello Stato costiero di volta in volta interessato. Quindi, perché, la stessa Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (appunto articolo 19 Convenzione cosiddetta UNCLOS), firmata a Montego Bay nel lontano 1982, è oltre modo chiara sullo specifico aspetto. Infine, perché, al di là dei limiti territoriali di esercizio pieno della giurisdizione, ossia ove parrebbe essersi trovata la nave cargo russa, l’Italia non sarebbe stata legittimata a trattenere (se si consente l’espressione) e/o ispezionare una nave battente bandiera straniera solo per il fatto che la sua navigazione poteva apparire anomala (nella specie “a pendolo”) o perché riveniente da una potenza straniera, quale appunto la Russia di Vladimir Putin, considerata politicamente sensibile.

Dicendolo diversamente, trattandosi di nave russa in acque internazionali, unicamente una attività di sorveglianza si sarebbe potuto (e così parrebbe essere stato) porre in essere, e pare essere stata posta in essere. Dicendolo diversamente, tutti gli Stati possono esercitare il controllo sulle acque adiacenti alle proprie coste fini a dodici miglia, esattamente come teorizzato a suo tempo, dalla cosiddetta “Dottrina Truman”, in base alla quale, si opera una differenziazione (per così voler dire) delle acque in ragione dei poteri che lo Stato costiero di riferimento può esercitare su di esse.

E allora, potrà distinguersi, e si distingue, tra mare territoriale, zona contigua, piattaforma continentale, zona economica esclusiva, mare internazionale. Allo stato, dunque, sembrerebbe apparire prematuro (la formula dubitativa si impone) ritenere che possa esservi un cambiamento strategico nell’operare russo, sebbene la situazione generale venutasi a creare in ragione dei conflitti ancora in essere risulti complessa specie ove siano coinvolti, in tutta la loro consistenza, interessi specifici afferenti tanto la sicurezza interna ed esterna quanto le relazioni diplomatiche bilaterali. Soprattutto allorquando si voglia considerare che nel corso degli anni trascorsi sono pure esistiti partenariati strategici rilevanti ed interdipendenze economiche tra la stessa Russia e diversi Paesi Europei, tra cui l’Italia. Ad oggi sarebbe importante che l’Unione Europea riprendesse il dialogo diretto e costruttivo con la Russia per giungere ad una soluzione di pace che sia idonea a ricondurre ad equilibrio l’ordine internazionale nella sua interezza.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

© Riproduzione riservata