La lunga vicenda giudiziaria del beach club A-Mare approda a un nuovo passaggio decisivo. La Procura della Repubblica di Sassari ha infatti chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone riconducibili alle società coinvolte nella realizzazione del complesso turistico sorto sulla scogliera di Calabona, ad Alghero. Sarà ora il giudice dell'udienza preliminare a valutare la richiesta e decidere se aprire il processo. Al centro dell'inchiesta ci sono gli interventi effettuati nell'area costiera a sud di Alghero: secondo la ricostruzione della Procura sarebbero stati alterati circa 900 metri quadrati di territorio attraverso l'eliminazione della vegetazione mediterranea, la modifica delle quote naturali del terreno e l'installazione di strutture e manufatti ritenuti non conformi alle autorizzazioni rilasciate.

Le contestazioni spaziano dalle violazioni paesaggistiche e urbanistiche fino ai reati contro il patrimonio culturale e paesaggistico.

Per il Gruppo d'Intervento Giuridico, che seguì la vicenda fin dall'avvio dei lavori e che è stato individuato come persona offesa nel procedimento, la richiesta di rinvio a giudizio rappresenta una conferma della fondatezza delle segnalazioni avanzate negli ultimi due anni. L'associazione sostiene che un tratto particolarmente delicato del litorale sia stato trasformato in maniera incompatibile con i vincoli ambientali esistenti. Di segno opposto la posizione della Società dei Bagni del Corallo, che continua a rivendicare la piena legittimità del progetto.

L'azienda ricorda di aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie attraverso il coinvolgimento di diciannove enti pubblici e ribadisce che le opere realizzate erano temporanee, precarie e completamente amovibili. Nelle scorse settimane aveva inoltre annunciato la mancata apertura per la stagione 2026, denunciando le ricadute occupazionali della vicenda su oltre venti lavoratori stagionali e sull'indotto locale. 

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