Alghero, l’appello di Nicola Marras per la casa di famiglia a Fertilia
Una vicenda complessa, fatta di contratti, atti giudiziari e contenziosi con la RegionePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Qualcuno vuole finalmente guardare tutte le carte di questa storia, dall’inizio e non soltanto quelle che fanno comodo?». È l’appello di Nicola Marras, che affida a una lettera aperta indirizzata al sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto e alla presidente della Regione Alessandra Todde il racconto di una lunga controversia legata alla casa nella quale la sua famiglia vive a Fertilia dal 1958. Una vicenda davvero complessa, fatta di contratti, atti giudiziari e contenziosi con la Regione, che Marras chiede ora venga riesaminata nel suo insieme. A pesare sono anche alcune espressioni che, secondo quanto riferisce l'autore della lettera, sarebbero state utilizzate da un funzionario regionale nei confronti della sua famiglia, definita «abusiva» e composta da «delinquenti».
Giudizi che Marras respinge con forza, ricordando che tutti i componenti della sua famiglia sono incensurati. La storia dell'immobile parte da molto lontano. Nel 1975 il contratto di affitto venne intestato al padre e nel 1998 sarebbe arrivata anche una proposta di riscatto. Dopo la separazione dei genitori, racconta Nicola Marras, la madre non poté procedere all'acquisto perché l'immobile risultava formalmente intestato all'ex marito e la sua posizione sarebbe stata progressivamente considerata abusiva dall'ente. «Mia madre è morta mentre combatteva questa battaglia. È morta con questa definizione addosso», scrive Marras. Dal febbraio 2023 la famiglia non può più accedere a uno degli appartamenti dopo la sostituzione prima della serratura e poi della porta. All'interno, sostiene Marras, sarebbero rimasti mobili, oggetti personali e ricordi di una vita. La controversia riguarda anche un altro appartamento e si è spostata nelle aule giudiziarie.
Marras riferisce che, appena una settimana fa, il Tribunale non avrebbe accolto una richiesta avanzata dalla Regione relativa a quest'ultimo immobile. Ora si aggiunge una nuova ordinanza, nella quale viene richiamato anche un sopralluogo dei vigili del fuoco del 2025 per una perdita d'acqua. Un problema che, sostiene Marras sulla base di una relazione in suo possesso, non sarebbe stato originato dall'appartamento sovrastante e sarebbe comunque ormai risolto. L'ordinanza di sgombero è affissa al portone. Quindi l'appello alle istituzioni, al sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto e alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde. L'autore della missiva non chiede, pietà nè privilegi: semmai una verifica complessiva della documentazione, dal contratto, alla proposta di riscatto del 1998, poi gli atti giudiziari e le relazioni tecniche.
«Prendete questa storia, prendete i documenti e poi ditemi pubblicamente se sono un delinquente, se mia madre era semplicemente un'abusiva, se quasi settant'anni di storia di una famiglia possono essere cancellati con una parola scritta su un fascicolo», scrive Nicola Marras evidentemente provato da questa lunga e faticosa diatriba. Una battaglia per la quale racconta di aver lasciato anche il lavoro che svolgeva da oltre vent'anni al Nord per tornare in Sardegna. «L'ho fatto per la mia famiglia, ma soprattutto per mia madre». E oggi chiede a Comune e Regione che quella vicenda venga esaminata fino in fondo. «Dietro quella porta non ci sono soltanto quattro mura. C'è la vita di una famiglia». Proprio a Fertilia e non solo, negli ultimi anni sono state affrontate situazioni abitative difficili che riguardavano persone in condizioni di particolare fragilità. «Ed è giusto che sia così, le istituzioni devono aiutare chi ha bisogno senza pregiudizi, senza discriminazioni e senza trasformare la storia personale di qualcuno in una colpa. Ma proprio questo domando: perché lo stesso principio non dovrebbe valere anche per me e per la mia famiglia?».
