Per ventiquattr'ore la Sardegna ha vissuto un'emergenza spaventosa, che ha tenuto tutti con il fiato sospeso. 

«Abbiamo rischiato di rimanere senza sangue – spiega Giulia Fadda, direttrice della struttura complessa di Immunoematologia e del Centro trasfusionale dell'Arnas Brotzu - a causa di una consegna da fuori che è saltata, perché l'aereo di giovedì notte che doveva portarci 200 sacche dalla Penisola non è arrivato. Ho dovuto allertare tutti: bisognava sospendere gli interventi chirurgici non urgenti; rinviare le trasfusioni ai talassemici se possibile; limitare i disagi ai pazienti con patologie oncoematologiche; tutelare coloro che fanno tanti chilometri per la loro cura – ci sono bimbi che arrivano al Microcitemico da Porto Torres e La Maddalena – e utilizzare con la massima attenzione quel poco che avevamo a disposizione, anche perché ci sono stati due brutti incidenti stradali, quindi la richiesta è aumentata».

La ditta che si occupa delle consegne si è però mossa velocemente, e alle undici di venerdì notte, all'aeroporto di Elmas è atterrato un aereo, un cargo dedicato, con il grosso dell'importato. «Nel weekend, recupereremo».

Emergenza rientrata, dunque, ma in Sardegna il sangue non è mai abbastanza, anche a causa del crollo delle donazioni dovuto all’invecchiamento demografico. Ma non solo. 

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