Gasolio self a 2,088 al litro. Benzina a 1,755. Questo il prezzo medio dei carburanti oggi in Sardegna, secondo il report del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Sempre più in alto. Mentre – salvo proroghe- si avvicina il termine dell’applicazione della misura del taglio delle accise. 

Il Governo, in contemporanea, ha avviato una serie approfondita di controlli per vigilare su chi il prodotto lo vende, a caccia di speculazioni attraverso la Guardia di Finanza. Ma loro, i titolari di distributori, non ci stanno: «I gestori degli impianti non determinano i prezzi alla pompa. Sono infatti obbligati ad applicare i listini stabiliti dalle compagnie petrolifere o dai retisti di riferimento, operando quindi senza alcun margine decisionale sul prezzo finale praticato ai consumatori». Così esordisce una nota della Figisc Confcommercio Sud Sardegna, costola isolana della federazione italiana che tutela i gestori degli impianti di carburante. 

A parlare a nome dei colleghi è il referente cagliaritano, Salvatore Garau. Che avverte anche di un’incombenza: la comunicazione dei prezzi attraverso il portale del ministero (Osservaprezzi carburanti), da aggiornare a ogni variazione o almeno ogni sette giorni. Uno strumento nato per garantire trasparenza, ma che presenta da tempo criticità tecniche rilevanti.

«Quando la piattaforma non funziona correttamente»,  afferma Garau, «i gestori rischiano sanzioni pur non avendo alcuna responsabilità. È una situazione paradossale che penalizza chi lavora nel rispetto delle regole e garantisce un servizio essenziale ai cittadini».

Le difficoltà non si fermano qui. I gestori, infatti, devono sostenere importanti anticipazioni finanziarie per l’acquisto del carburante e affrontare gli effetti diretti dei rincari, il tutto con margini estremamente ridotti: circa 3-4 centesimi lordi per litro, pari a poco più dell’1% del prezzo finale, su cui gravano tutti i costi di gestione.

«Scaricare sui gestori accuse di speculazione è profondamente ingiusto»,  aggiunge Garau, «le dinamiche dei prezzi nascono molto più a monte, tra quotazioni internazionali, costi industriali e fiscalità. Noi siamo semplicemente l’ultimo anello della catena, il più esposto ma anche il meno tutelato».

Nel dettaglio, il prezzo alla pompa è composto per circa il 62% da accise e IVA, per il 28% dal costo industriale e solo per il restante 10% dalla filiera distributiva, all’interno della quale rientra anche il margine del gestore. Le reali determinanti del prezzo sono quindi legate ai mercati internazionali, alle quotazioni dei prodotti raffinati (Platts) e a meccanismi finanziari complessi.

Infine, sul tema delle cosiddette «accise mobili», Figisc evidenzia che, pur rappresentando un intervento auspicabile, l’impatto sul prezzo finale sarebbe comunque limitato, senza risolvere una criticità strutturale che coinvolge l’intero sistema.

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