Dietro il silenzio che i familiari di Rossella Urru, la cooperante di Samugheo (Oristano) rapita assieme a due colleghi spagnoli in un campo profughi Saharawi nell'Algeria meridionale, si sono autoimposti fin dal primo momento, potrebbe non esserci solo la più che comprensibile angoscia e preoccupazione per la sorte della ragazza, ma anche l'intenzione di evitare passi falsi o fughe di notizie che potrebbero compromettere l'esito di eventuali azioni per la liberazione dei tre ostaggi.

E così, ufficialmente, dopo la notizia del sequestro arrivata all'alba di domenica con una telefonata dei dirigenti del Cisp, l'organizzazione non governativa per la quale lavorava, i genitori di Rossella non hanno ricevuto altre informazioni sulla sorte della figlia, della quale non si sa più nulla da quando è stata portata via dai suoi rapitori. Il padre Graziano, la mamma Marisa ed il fratello Mauro che vive con loro, continuano a evitare qualsiasi contatto con estranei e giornalisti. La porta di casa, in via Brigata Sassari, quasi alla periferia del paese in provincia di Oristano, è stata aperta solo per i parenti e gli amici più stretti, oltre che per il parroco don Alessandro Floris e l'arcivescovo di Oristano, mons. Ignazio Sanna, che hanno portato la solidarietà e la vicinanza propria e della chiesa oristanese ma anche per annunciare la possibilità di attivare canali alternativi di informazione, per esempio la nunziatura apostolica e i missionari cattolici in Algeria.

LA FIACCOLATA - Con i familiari di Rossella, don Alessandro ha parlato anche della volontà di organizzare una grande fiaccolata per le vie del paese, così come era stato fatto anche lo scorso gennaio dopo la notizia della morte del caporale dell'Esercito Luca Sanna, morto in Afghanistan in un attentato. La fiaccolata potrebbe svolgersi domani sera, ma la speranza di don Alessandro e di tutto il paese è naturalmente che la brutta avventura di Rossella possa concludersi positivamente già nelle prossime ore.

Intanto in paese tutti ricordano con affetto e ammirazione la grande determinazione di Rossella nell'impegno a favore del popolo Saharawi. "Conosceva i rischi che poteva correre, ma non era una che si fermava per così poco", ricordano gli amici che aspettavano di rivederla fra pochi giorni e che sperano di poterla riabbracciare il 10 novembre, così come era previsto prima del rapimento.
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