Gesico rilancia la Festa dell’Emigrato
Tre giorni tra cultura, musica e riflessioni sullo spopolamentoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La Festa dell’Emigrato guarda al futuro e si prepara a una nuova stagione di rilancio. La Pro Loco e il Comune di Gesico hanno presentato il programma dell’edizione 2026, in calendario il 7, 8 e 9 agosto, con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione uno degli appuntamenti più significativi dedicati al fenomeno migratorio che ha segnato la storia della Sardegna. L’iniziativa coinvolgerà emigrati, circoli sardi, Acli, Unione dei Comuni, istituzioni regionali e numerose Pro Loco dell’Isola, chiamate durante l’estate a ricordare e valorizzare il tema dell’emigrazione nei rispettivi eventi. Il filo conduttore dell’edizione sarà il confronto tra emigrazione e spopolamento, due fenomeni che continuano a interessare molte comunità dell’interno della Sardegna. Il dibattito sarà al centro di un convegno all’aperto dedicato all’analisi dei dati più recenti e alle possibili prospettive per i territori.
Accanto ai momenti di approfondimento non mancheranno gli appuntamenti tradizionali e quelli dedicati all’intrattenimento. Torna il concorso fotografico “L’Isola Lontana”, pensato per raccogliere immagini e testimonianze del legame tra gli emigrati e la loro terra d’origine, mentre sarà nuovamente assegnato il premio “L’Emigrato Grato”, riconoscimento destinato a chi ha contribuito a mantenere vivi i rapporti con la Sardegna anche lontano dall’Isola. Confermati anche due degli appuntamenti più attesi dal pubblico: la “Sagra della Bruschetta” e il “Torneo de Ballu Sardu”, entrambi giunti alla ventisettesima edizione e ormai parte integrante dell’estate gesichese. Ampio spazio sarà riservato alla musica.
Sul palco saliranno i Fantasias de Ballos, Panky Alma Stra, Sara Ferrari con il suo gruppo e il giovane Matteo Trullu, reduce dall’esperienza televisiva a The Voice. La manifestazione, ideata quasi trent’anni fa insieme al patron Nello Muntoni, punta dunque a rinnovarsi senza perdere la propria identità, confermandosi come momento di incontro tra le comunità locali e i sardi che vivono fuori dall’Isola.
