Dalle Melette alla Sardegna, il fante della Sassari rinasce nel ferro
A dare nuova vita a quei frammenti di metallo è stato l’artista di Foza Paolo “Paolino” LunardiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Le montagne di Foza, sull’Altopiano di Asiago, restituiscono un frammento di storia che attraversa il tempo e arriva fino alla Sardegna. È una statua in ferro che raffigura un fante del 151° Reggimento della Brigata Sassari, realizzata utilizzando schegge e rottami bellici recuperati sul Monte Fior e sul Monte Castelgomberto, nelle Melette di Foza, teatro di alcuni dei più duri combattimenti della Prima guerra mondiale.
A dare nuova vita a quei frammenti di metallo è stato l’artista di Foza Paolo “Paolino” Lunardi, che ha trasformato i resti della guerra in un’opera che vuole parlare soprattutto di memoria, sacrificio e pace.
Non una celebrazione della guerra, dunque, ma un invito a ricordare gli uomini che su quelle montagne combatterono e morirono. Il freddo metallo delle schegge viene piegato e modellato fino ad assumere le sembianze di un soldato: un modo per restituire un volto, almeno simbolicamente, a quelle migliaia di giovani che più di un secolo fa vissero l’orrore del fronte.
Il protagonista dell’opera è un fante della Brigata Sassari, formazione che durante la Grande Guerra scrisse pagine importanti della storia militare italiana e che proprio sull’Altopiano dei Sette Comuni pagò un prezzo altissimo in termini di vite umane.
Il legame tra Foza e la Sardegna è ancora oggi ben visibile. Sulle montagne dell’Altopiano sono numerosi i luoghi, i monumenti e i cippi che ricordano il sacrificio dei soldati della Sassari. Una memoria che non appartiene soltanto alla storia militare, ma è diventata parte integrante dell’identità dei territori che furono teatro dei combattimenti.
È in questo solco che si inserisce la scelta dell’Associazione Amici della Storia di Foza di donare la statua all’Associazione Memorias di Sarroch, attraverso il suo presidente Roberto Pazzini.
Un gesto che assume un significato particolare perché rafforza un rapporto nato dalla memoria condivisa della Grande Guerra e diventato, nel tempo, un legame di amicizia tra comunità geograficamente lontane. Da una parte Foza e l’Altopiano, dall’altra la Sardegna: due realtà unite dal ricordo dei fanti della Sassari che combatterono sulle montagne vicentine.
La donazione al 151° Reggimento Fanteria “Sassari”, erede di quella tradizione, vuole così rendere omaggio non soltanto a un reparto militare, ma a tutti gli uomini che ne fecero parte e che lasciarono sulle Melette una parte della loro vita.
La statua diventa quindi un ponte tra passato e presente. Le schegge che un tempo appartenevano alle armi e alle devastazioni del conflitto vengono trasformate in qualcosa di diverso: un simbolo capace di raccontare la storia senza esaltare la guerra.
Guardarla significa idealmente tornare sui sentieri del Monte Fior e del Monte Castelgomberto, dove più di cento anni fa i soldati della Sassari affrontarono combattimenti durissimi. Ma significa anche ascoltare, attraverso il silenzio del ferro, le storie degli uomini che quei luoghi li hanno attraversati.
È questo il senso più profondo dell'opera di Lunardi: trasformare i resti della guerra in memoria e la memoria in un messaggio di pace.
E così, dalle montagne di Foza alla Sardegna, quel fante della “Sassari” continua il suo viaggio. Non più verso il fronte, ma verso il futuro, portando con sé il ricordo di una storia comune e di un’amicizia che ancora oggi unisce due comunità.
