«Se non avessi aperto le chat sul cellulare di mio figlio, forse non avrei mai scoperto l’inferno dentro il quale era precipitato. Bullizzato perché figlio di uno straniero di origine africana, minacciato di morte da quelli che considerava amici, ignorato dagli adulti che nel mondo della scuola e dello sport hanno preferito non vedere cosa stesse accadendo». Dopo il triste episodio che ha visto protagonista un undicenne di un paese della provincia di Cagliari, la madre di un ragazzino di 15 anni di un altro centro del Cagliaritano racconta i sette mesi di insulti, minacce e vessazioni subiti da suo figlio.

Come si è accorta di quello che stava accadendo?

«Dopo un primo quadrimestre positivo, i voti di mio figlio hanno cominciato a peggiorare e non voleva andare a scuola. Lo scorso 2 giugno, per caso, mentre prendevo il suo telefono ho visto quelle chat e mi è crollato il mondo addosso».

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