«Guardi, se sta chiamando per il pellet l’abbiamo finito». Fin dalle prime parole pronunciate dal rivenditore che risponde al telefono non ci sono dubbi: l’emergenza del combustibile che alimenta le stufe delle case di migliaia di sardi non è finita.  Materiale pressoché introvabile.Quando compare, i bancali vengono svuotati in poco tempo. E i prezzi sono fuori controllo, con aumenti fino al 70% al sacco. 

«Tutta colpa dei dazi americani» è la tesi di Alex Meloni, che gestisce Il Draghetto di Oristano. Parla mentre ha davanti numerosi clienti che chiedono informazioni: quando arriverà il prossimo carico di pellet? Lui del problema ha una visione internazionale: «La maggior parte delle importazioni proviene dal Sud America. Qui si sono dati incentivi per l’acquisto di stufe a pellet, con una politica europea completamente sballata che non ha poi garantito l’approvvigionamento della materia prima». C’è chi sostiene che in realtà la carenza di prodotti, con relativi prezzi alle stelle, sia più un problema sardo che italiano o, addirittura, europeo: «A me risulta che anche nella Penisola ci sia una forte carenza», spiega Meloni, «e con i tempi che corrono non credo che il problema Trump verrà risolto nel breve periodo». 

A Sassari lo scenario non cambia: «Forse arriva un carico giovedì. Il prezzo? Non lo sappiamo ancora. Di certo ora non abbiamo pellet. Ma non si trova nemmeno nel resto della Sardegna». A parlare è un dipendente esperto della ditta Alfonso Carlini, azienda di Predda Niedda che tratta carburanti ma anche il pellet. La chiacchierata risale alle 10 di questa mattina: «E si sono già presentati trenta clienti. Più tutte le chiamate. Per noi è una enorme perdita». Ma quali sono le ragioni dei rincari incontrollati? «Ha fatto più freddo degli anni precedenti. La domanda è stata maggiore e le scorte sono finite. Oltre al normale meccanismo dell’aumento del prezzo con la scarsità di prodotto, aggiungiamo che in Sardegna la merce arriva con le navi e si muove su gomma. Navi e camion», spiegano dall'azienda sassarese, «viaggiano a gasolio, il cui costo è aumentato con le accise. La filiera che porta in Sardegna è più cara e a farne le spese siamo anche noi rivenditori, la penultima ruota del carro prima dei consumatori». Ma c’è anche un altro elemento: «E sì, qualcuno dei concorrenti ci ha speculato». Quella in corso è una crisi simile a quella registrata nel 2022: «Allora era peggio», è la spiegazione, «ma il meccanismo è simile». 

Chi da allora si è chiamato fuori dal mercato è la No.Vi Commercial, che online risulta essere una delle società più forti nel settore dell’importazione di pellet nell’Isola: «Forse era così. Ora non più», dice il titolare, Quirico Sanciu, «dopo i problemi registrati quattro anni fa abbiamo deciso di dedicarci ad altro. Niente più pellet». Ma lui il mercato lo conosce bene «e sì, ci sono dinamiche complessive. Ma anche tanta, tantissima speculazione».   

Sull’emergenza l’associazione dei consumatori Adiconsum ha annunciato la presentazione di un esposto a tutte le Procure della Sardegna e all’Antitrust. Autorità di vigilanza sulla concorrenza e sul mercato al quale si è rivolto anche Tore Piana, del Centro studi agricoli, con una segnalazione formale: «Nel Nord Sardegna il pellet rappresenta per molte famiglie, anziani e soggetti economicamente fragili la principale o unica fonte di riscaldamento domestico. Un aumento del 70% in appena dieci giorni», secondo Piana, «configura una situazione di grave pregiudizio economico per i consumatori, difficilmente compatibile con un mercato concorrenziale sano e trasparente».

In attesa di eventuali interventi istituzionali c’è chi confida solo nell’aumento delle temperature. 

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