Prima l'unificazione dei gruppi in Consiglio regionale, poi la costruzione di una «prospettiva politica comune, in vista del prossimo congresso regionale del Partito Democratico della Sardegna». Pd e Progressisti, il cui leader regionale è il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, potrebbero presto fondersi rappresentando nell'Isola la forza maggiormente rappresentativa del campo largo che guida il governo della Regione a trazione M5s con l'esponente pentastellata Alessandra Todde. E se nell'Isola si parla tanto di rimpasti in giunta, a partire dall'assessorato della Sanità detenuto ad interim dalla governatrice, e del valzer delle presidenze della commissioni consiliari a metà legislatura, per ora l'obiettivo di Pd e Progressisti sono le elezioni politiche. 

«La proposta di costruire una casa comune più forte ci ha trovato da subito convinti sostenitori», dice il segretario dem e deputato Silvio Lai, «l'unità delle forze progressiste non può essere evocata soltanto alla vigilia delle elezioni. Deve essere preparata nel lavoro quotidiano, nelle istituzioni e nei territori, attraverso scelte politiche, battaglie condivise e una crescente capacità di elaborazione comune». La prospettiva indicata dalla Direzione del partito guarda però alle elezioni del 2027: il Parlamento che sarà eletto sarà infatti chiamato, nel corso della legislatura, a eleggere il successore del Presidente Sergio Mattarella».

Oggi però, per il Pd sardo la priorità è costruire un centrosinistra unito attorno a un programma comune e a una leadership credibile: «Non siamo noi a chiedere le primarie e non consideriamo inevitabile celebrarle. Se la legge sarà definitivamente approvata e il centrosinistra deciderà di ricorrervi per individuare il proprio candidato, il Partito Democratico si farà trovare pronto anche in Sardegna. Lo farà avendo cura di preservare l'unità della coalizione regionale e sostenendo con determinazione la candidatura della segretaria del Pd Elly Schlein. Ma oggi il punto politico è un altro: contrastare una legge sbagliata e costruire un'alternativa credibile al Governo Meloni», conclude Lai. 

Con questa mossa il Pd rafforza la propria presenza numerica in aula portando il gruppo, con l’ingresso di Francesco Agus e Ivan Pintus, a contare 13 consiglieri. Secondo gli analisti inoltre i dem, a un anno dalle elezioni nazionali, guardano con interesse al bacino di voti dei Progressisti a Cagliari (dove avevano superato il 14% alle comunali, appena un punto sotto il Pd), mentre i Progressisti puntano a blindare la ricandidatura di Francesca Ghirra alla Camera dei Deputati nele site del Pd e a preparare il terreno per Massimo Zedda in vista delle comunali del 2029, quando l’attuale sindaco tenterà la corsa a palazzo Bacaredda per la quarta volta. 

Ma nel consiglio comunale di Cagliari non ci saranno fusioni immediate. «Personalmente auspico che, almeno per questa consiliatura, i gruppi restino distinti», dichiara la capogruppo dem Marta Mereu, «andiamo molto d’accordo, lavoriamo in grande sintonia e la collaborazione è già molto forte, ma siamo stati eletti così e credo sia giusto rispettare questa configurazione fino alla fine del mandato. Se poi il percorso porterà i Progressisti a entrare a pieno titolo nel Pd», aggiunge, «con un’adesione formale al partito, allora il tema neppure si porrà: alle prossime elezioni la lista sarà unica e, di conseguenza, ci sarà un unico gruppo consiliare».

(Unioneonline/En.Ne.)


 

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