Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, ma la pista più accredita è quella di un omicidio maturato negli ambiente agropastorali: la vittima aveva precedenti per vicende di abigeato. Ufficialmente non viene confermata neanche la natura dell'arma usata per compiere il delitto, limitandosi a parlare di arma da fuoco senza specificare se a canna lunga o corta. L'autopsia avrebbe comunque confermato l'ipotesi di un agguato che non ha lasciato scampo alla vittima, rivelando lo straordinario sangue freddo dell'assassino. Sul luogo del delitto, poche decine di metri quadri di pascolo chiusi tra la ferrovia e una fitta macchia mediterranea raggiungibile solo percorrendo uno stretto sentiero disegnato tra i cespugli e gli alberi, non risulta sia stato ritrovato alcun bossolo. E l'unica spiegazione possibile è che dopo essersi accertato della morte di Vidili, l'omicida, sicuro di non essere visto da nessuno, li avrebbe raccolti con calma dal terreno bagnato e portati via per non lasciare alcuna traccia. L'autopsia, eseguita nella sala mortuaria dell'ospedale civile di Oristano, si è conclusa appena in tempo per consentire la celebrazione del funerale, cominciato poco dopo le 16 nella chiesa parrocchiale di Paulilatino e concluso quando ormai sul paese cominciava a scendere il buio.
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