Oristano, esperti in campo per contrastare il granchio blu e la noce di mare
Minacciata la biodiversitàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L'obiettivo è quello di contrastare le specie aliene e attivare un osservatorio sulle zone umide, strumenti fondamentali per affrontare in modo strutturato le criticità che interessano le lagune. È partito in provincia il progetto Ricrea, che nel Golfo sta lavorando all’aggiornamento del Contratto delle zone umide marino costiere dell’Oristanese, con un’attenzione specifica allo sviluppo sostenibile e all’adattamento ai cambiamenti ambientali. Il primo incontro operativo ha perso un percorso che prevede almeno tre appuntamenti. Al centro il granchio blu e la noce di mare, che minacciano la biodiversità locale e l'economia ittica del territorio. Un incubo per i pescatori.
Il granchio blu (specie originaria dell’Atlantico occidentale), è entrato nelle lagune della Sardegna circa dieci anni fa ed è oggi stabilmente presente nell’Oristanese. La sua diffusione è stata rapida e si registrano danni rilevanti alle reti da pesca e pressioni sulle popolazioni di vongole, muggini e anguille; in altri l’impatto risulta più contenuto o gestibile. Questa variabilità richiede un approccio differenziato, calibrato sulle specificità di ciascun ecosistema.
Tra le azioni maggiormente condivise emerge prioritaria la pesca selettiva delle femmine di granchio blu nel sito pilota di S’Ena Arrubia, misura pensata per intervenire sulla capacità riproduttiva della specie. L’intervento prenderà avvio tra aprile e maggio, con la costruzione delle nasse dedicate da parte dei pescatori, in un’ottica di contenimento mirato e controllato.
Il percorso è frutto di un confronto concertato tra Medsea, Legacoop Sardegna, Consorzio Mediterraneo, l’ente di ricerca coinvolto e i presidenti e pescatori locali dei consorzi di pesca degli stagni dell’oristanese. “La gestione delle specie aliene richiede responsabilità condivisa e decisioni basate su dati solidi. In questo percorso è centrale il ruolo di Legacoop Sardegna e dei pescatori, protagonisti attivi nella tutela delle lagune e nella costruzione di soluzioni concrete. Ci auguriamo che la misura di contrasto produca dati coerenti e validati, utili a orientare scelte future sempre più efficaci”, sottolinea Piera Pala, presidente della Fondazione Medsea.
“Le nuove sfide a cui le imprese di pesca sono chiamate a rispondere, come i cambiamenti climatici e il proliferare di specie alloctone, possono essere fronteggiate unicamente con una sempre maggiore collaborazione tra operatori della pesca e loro rappresentanze, ricerca scientifica e Enti che operano per la tutela degli ambienti marini e costieri. Solo con un approccio realmente dal basso che veda partecipi tutti i portatori di interesse, come fatto in questa occasione assieme alla Fondazione si possono costruire soluzioni condivise e a lungo termine”, afferma Mauro Steri, responsabile del settore pesca e acquacoltura di Legacoop Sardegna.
“La collaborazione tra Legacoop, Consorzio Mediterraneo e Medsea può essere la strada giusta per trovare soluzioni condivise ai problemi che colpiscono le lagune dell’Oristanese. Mettendo a fattore comune la nostra esperienza e gli studi scientifici si possono trovare metodi di gestione che limitino il proliferare di queste specie”, afferma Simone Dessì, Presidente della Cooperativa Corru S’Ittiri di Terralba.
“Il nostro coinvolgimento diretto nelle azioni di studio e di contrasto alla presenza del granchio blu è fondamentale per arrivare a delle soluzioni che possano essere praticabili, per questo siamo disponibili a mettere in essere collaborazioni con enti di ricerca scientifica volte a risolvere le problematiche in essere”, afferma Daniele Colombu, presidente della Cooperativa Torrevecchia di Arborea.
“Promuovere azioni di marketing per la vendita del granchio blu e approfondire gli studi contro la proliferazione della noce di mare sono le strade da percorrere”, afferma infine Alessandro Porcu, socio della Cooperativa Pescatori S’Andrea di Arborea.
