Neppure un evento culturale dedicato alla memoria di Antonio Gramsci riesce a superare le maglie degli algoritmi di Meta. È quanto accaduto alla Casa Museo di Gramsci, che ha visto respingere la richiesta di sponsorizzazione su Facebook e Instagram dell'iniziativa La voce oltre le sbarre, in programma l'8 novembre alle 18 nella Torre Aragonese di Ghilarza.

L'appuntamento, organizzato insieme all'associazione culturale Perda Sonadora e al Cabudanne de sos Poetas in occasione del centenario dell'arresto di Gramsci, prevede una lettura teatrale delle lettere dal carcere affidata all'attore Valentino Mannias.

A bloccare la promozione a pagamento è stata la classificazione dell'inserzione come contenuto «Politica o Temi sociali». Secondo la spiegazione fornita da Meta agli organizzatori, il nome di Gramsci, figura di rilievo storico e politico, avrebbe attivato i filtri della piattaforma, senza che il sistema distinguesse la finalità culturale e teatrale dell'iniziativa.

La vicenda si inserisce nel nuovo quadro europeo sulla trasparenza della pubblicità politica, ma è necessario distinguere i due aspetti. Il regolamento Ue introduce obblighi di trasparenza e regole sul targeting degli annunci politici. La sospensione delle inserzioni politiche, elettorali e sociali nell'Unione europea è invece una scelta commerciale compiuta da Meta, che ha motivato la decisione con le difficoltà di adeguamento alle nuove disposizioni. Non esiste, dunque, un divieto europeo generalizzato di pubblicizzare iniziative culturali che affrontano temi storici o politici.

Resta però il problema delle classificazioni automatiche. «A queste condizioni non potremo più investire per promuovere le nostre iniziative culturali sui social», osserva la Casa Museo, che invita il pubblico a sostenere l'evento attraverso like, commenti e condivisioni.

Una situazione che assume un significato particolare proprio nel centenario dell'arresto di Gramsci, avvenuto l'8 novembre 1926 per mano del regime fascista. Allora si voleva «impedire a questo cervello di funzionare», come dichiarò il pubblico ministero durante il processo. Oggi, a distanza di cent'anni, la sua voce torna attraverso le lettere dal carcere, ma incontra un nuovo ostacolo: quello di un algoritmo che rischia di confondere la divulgazione culturale con la pubblicità politica.

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