Traguardo storico per il Gruppo folk Onnigaza di Ghilarza, che quest’anno festeggia il mezzo secolo di vita e lo fa promuovendo nel corso dell’intero anno una serie di iniziative che partiranno già questo fine settimana.

«Il gruppo è nato per caso il 3 marzo 1976. Due giorni prima una suora dell’Istituto Cottolengo, che lavorava nella scuola materna gestita dalle stesse suore, disse a mia madre che avrebbe avuto il piacere di organizzare delle attività per gli adolescenti e di proporre  qualcosa per la Festa della Mamma.  Aveva visto la sera prima un gruppo di bimbi che ballava all’oratorio. A quel punto mia madre disse a suor Francesca di chiamare i ragazzi e che lei avrebbe provveduto ad insegnare il ballo e così, il Mercoledì delle Ceneri del 1976, è iniziata quest’attività che si sarebbe dovuta concludere a maggio, ma poi l’entusiasmo dei genitori fece sì che si proseguisse. C’erano oltre 50 tra bambini e ragazzi», racconta Marinella Marras.

Da subito ha seguito la madre Lina Medde in quest’avventura che poi ha coinvolto l’intera famiglia. «All’epoca  - prosegue Marinella Marras- a Ghilarza non c’erano tante attività per i giovani e così è stato chiesto di proseguire e si è affiancato anche mio padre».

Peppino Marrias, scomparso poche settimane fa, insieme alla moglie è stato uno dei pilastri dell’associazione e i due coniugi ne sono stati alla guida per tantissimi anni. E nel corso di questi 50 anni, che ha visto coinvolte tantissime persone, gli interessi dell’associazione hanno spaziato su più ambiti che ancora oggi sono i punti cardine dell’associazione. Marinella Marras, guardando al futuro: «In prospettiva futura noi vediamo una lunga vita, data anche dalla presenza di bambini molto piccoli che stanno seguendo con passione e imparando il ballo sardo. La nostra è una ricerca continua sui costumi, sui balli, sui canti, sugli strumenti musicali, sulle tradizioni etnografiche del nostro paese anche in confronto con altre realtà molto distanti da quelle di Ghilarza e della Sardegna in genere. Ricerche che puntualmente condividiamo con i componenti del gruppo e con la comunità».

Quindi un salto indietro, al passato: «Quasi subito si è posto il problema di portare avanti un lavoro di ricerca dell’abito tradizionale. Le idee erano molto confuse, a Ghilarza era stato messo fa parte molto presto».

Inizia così il lavoro di ricostruzione. «Inizialmente – prosegue - abbiamo lavorato con Lello Fadda (professore di storia dell’arte, pittore e studioso di storia locale scomparso tempo fa, ndc) e con le sue indicazioni ricostruito gli abiti dalla seconda metà dell’Ottocento. Nel frattempo, abbiamo  imparato a fare ricerca sul campo e ricostruito una decina di fogge di abbigliamento di divere epoche, di diversi ceti sociali».

Un lavoro che continua ancora oggi con nuove ricerche e con la correzione di alcuni errori fatti all’epoca, ad esempio sulle sfumature dei colori. E poi attenzione alle coreografie, agli strumenti della tradizione popolare.

«Nei primi dieci anni siamo sempre stati accompagnati da Macario Marras, la figlia Pinuccia cantava in sardo accompagnata alla fisarmonica dal padre, cantava i mutos e altri canti tradizione ghilarzese. Quasi subito ci è venuta voglia di approfondire alcuni argomenti», va avanti Marinella Marras. Nascono così le mostre etnografiche: cinque quelle proposte nel corso degli anni. La passione per gli strumenti musicali si traduce al decimo anno con l’affiancamento di “Incontri di musica popolare” (proposto ormai da 40 anni) che portano nella cittadina del Guilcier esperti e cantanti di fama internazionale con incontri che hanno visto l’auditorium comunale strapieno di gente.

«Non sono mai stati interrotti, nemmeno in pandemia. Avevamo proposto tutto in streaming. E poi appena è stato possibile abbiamo organizzato delle visite alla scoperta di Ghilarza, usando come guida i testi di Monsignor Licheri e di Tommaso Sanna», precisa Marinella Marras. Ed ancora si affiancano le ricerche sul carnevale tradizionale, sulla storia del paese e con l’avvento dei social tutto è stato postato, insieme a campagne di sensibilizzazione portate avanti su diverse tematiche.  Tante le trasferte anche fuori dall’Isola e così i premi. Tra i più significativi, nel 1994, il premio Maria Carta, assegnato per la lunga e intensa attività di ricerca. Ora dopo le attività proposte in occasione del quarantesimo anniversario del gruppo, quelle ideate per i 50 anni. Cinque blocchi che scandiranno il 2026, il primo questo fine settimana. Domani 30 gennaio, appuntamento alle 16 nei locali dell’Agorà con “Imparamos dae sos mannos”, scuola di ballo sardo per bambini e adolescenti dai 3 ai 14 anni.

Sabato 31 gennaio, alle 15.30 l’appuntamento è in piazza della Società Operaia per “Peri sa bidda: le piazze di su Carruzu”, un percorso guidato da Tomaso Sanna, esperto di storia ghilarzese che parlerà dei nomi e della storia delle piazze e delle vie nelle quali si svolge il Carnevale tradizionale ghilarzese.

Domenica 1 febbraio, nell’Auditorium comunale alle 17, sarà la volta di “Amos a arresonare de… dedicato a Sonos e ballos de Carrasegare”, un incontro con l’antropologo Marcello Marras che parlerà delle musiche e dei balli del Carnevale sardo, con particolare riferimento ai Carnevali ‘danzati’. Domenica 8 febbraio, in occasione del carnevale tradizionale - su Carruzu a s’antiga organizzato dalla Pro Loco di Ghilarza – ci sarà la partecipazione del Gruppo con le maschere tradizionali ghilarzesi: sas màscheras a lentzolu e sos burrones. Una ricerca condotta da Marinella Marras, tra il 1979 e il 1980, permise la ricostruzione delle maschere e la loro partecipazione in occasione della giornata dedicata al carnevale tradizionale, nata proprio da una proposta fatta, nel 1986, dal Gruppo Onnigaza alla Pro Loco.

«Attraverso le varie forme di pubblicità si sta già portando avanti sui social una campagna di sensibilizzazione in difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti e contro qualsiasi forma di violenza sui minori», concludono dal gruppo Onnigaza.

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