Il Terralbese continua a rappresentare una delle aree più critiche della provincia per l'assistenza sanitaria di base. A far discutere non è solo la cronica carenza di camici bianchi, ma anche le recenti disposizioni operative legate alla trasmissione delle ricette online, che rischiano di trasformare una procedura telematica in un percorso a ostacoli. Tra le novità che alimentano le perplessità dei cittadini ci sono i rigidi orari imposti dalla Asl. La dott.ssa Marina Isoni, ha infatti comunicato che provvederà all'invio telematico delle raccomandazioni solo il giovedì tra le 9 e le 10. A peggiorare il quadro si aggiunge l'informazione secondo cui le richieste inoltrate prima del 3 novembre non sarebbero state acquisite dal sistema, costringendo i pazienti a un nuovo invio.

Sulla vicenda interviene Alessandro Rosas, portavoce dei Comitati del territorio. «Vogliamo chiarire noi non entriamo nelle scelte organizzative interne della Asl – evidenzia –. Quello che ci interessa è che il servizio, arrivi davvero e in tempo utile al paziente. In questi giorni abbiamo notato diversi problemi e li abbiamo subito segnalati: il sistema via email sembra macchinoso e poco scorrevole. La gente è molto delusa». Il nodo centrale resta tuttavia l'enorme voragine di organico che affligge l'area. «Capiamo che si tratti di una novità – aggiunge il portavoce- ma Terralba ha un problema che non può essere ignorato, qui mancano i medici di base. Circa 6 mila cittadini sono senza un medico di riferimento, che salgono a 10 mila tutto il territorio. Questo servizio via email, se funziona bene, aiuterebbe tantissimo. Se una valanga di email deve essere gestita solo dai medici Ascpt, senza separare le ore in cui visitano in ambulatorio da quelle in cui rispondono al computer, il rischio è un carico di lavoro sproporzionato. Il pericolo vero è che si finisca per tagliare il tempo dedicato alle visite in presenza. Non possiamo far pesare tutto sulle loro spalle».

Una situazione destinata a farsi ancora più critica a stretto giro. A cena mese infatti, un altro medico di Arborea andrà in pensione, liberando ulteriori 1.500 assistiti. «Senza un aiuto concreto e immediato, la sanità locale rischia il collasso – avverte il Rosas–. Gli Ascot sono nati come soluzione temporanea per un'emergenza che va avanti da anni, ma non possono diventare la normalità».

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