Cento primavere, un grande senso civico tale da portarlo a votare anche alle ultime Comunali e il desiderio di vedere la moglie raggiungere, il prossimo anno,  il suo stesso traguardo.

È l’identikit di Salvatorangelo Onida che, sabato 11 luglio, ha compiuto 100 anni. Accanto a lui la compagna di una vita, Caterina Schirra che di anni ne compirà 100 nel novembre del 2027.

«La vede che bella signora?», dice mentre guarda la donna che è diventata sua moglie 74 anni fa. Vorrebbe festeggiare con lei le sue cento primavere? «Certo, io sono altruista sa. È quello che spero che accada», dice senza indugi.

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Un bilancio della vita che ha condotto? «Sono talmente in pace, che sono contento. Non ho di che lamentarmi. Abbiamo conosciuto difficoltà, ma siamo stati abituati a vivere giorno per giorno e questo ci ha aiutato a superare anche momenti difficili».

Salvatorangelo Onida era molto legato alla sua famiglia (sette fratelli e una sorella),  lo scorso anno ha perso il fratello gemello e nei mesi scorsi la sorella. In tanti in questi giorni si sono avvicinati a casa per fargli gli auguri per i 100 anni. «Tante persone, e ho ricevuto anche tanti regali», racconta.

Pochi giorni fa ha ricevuto anche la visita della sindaca Eugenia Usai e della Giunta comunale di Ghilarza. Gli hanno portato in dono un mazzo di fiori e una targa. Nel giorno del compleanno invece  una festa ristretta in famiglia con le due figlie, i quattro nipoti, i tre pronipoti e qualche parente stretto.

Ha preferito così, ma immancabile la torta con tanto di dedica: «Ho sempre ragione dal 1926», giusto per essere chiari. Intervistato in diverse occasioni, in una di queste ricordava la Ghilarza di un tempo: il rifugio antiaereo ai tempi della guerra, le strade che non c’erano, le difficoltà, ma anche l’unità che c’era.  «Il rifugio era interrato, ma non molto profondo. A fine della guerra l’hanno distrutto. A Ghilarza c’erano tutti i corpi militari, c’era la cucina della sussistenza che distribuiva il pranzo per tutta la zona. Dall’attuale campo sportivo le tende dei militari arrivavano sino a quasi al cimitero», ricordava.

Tanti, tantissimi i cambiamenti nel corso dei decenni: «Non c’erano le strade, Ghilarza e Abbasanta non erano unite in un unico abitato. Ghilarza, soprattutto dopo la fine della guerra, ha avuto un grande sviluppo. Soprattutto dopo gli anni Cinquanta i cantieri erano continui. Noi siamo stati i primi abitanti di via Cagliari, era il 1954».

Un legame strettissimo con il gemello Antioco. All’età di 94 anni avevano raccontato sulle pagine de L’Unione Sarda la loro storia. All’epoca erano i gemelli più longevi dell'Isola ed erano appena stati iscritti al Registro nazionale dei gemelli promosso dal Ministero della Salute.

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