"Hanno aderito insegnanti precari, ma anche docenti di ruolo, dirigenti scolastici, personale Ata, studenti liceali e universitari e perfino due sindaci, quelli di Marrubiu e di Villaverde", ha spiegato la responsabile del Coordinamento Alessandra Giarrusso, presentando l'iniziativa e ricordando che i tagli ministeriali hanno cancellato più di 5 mila posti di lavoro in pochi anni in Sardegna e almeno 500 nella sola provincia di Oristano. Tra i 500 che hanno perso il lavoro c'è anche lei, che si definisce "precaria/disoccupata". E non è un caso naturalmente che sia stata proprio lei stamattina a dare il via alla staffetta dello sciopero della fame. Al suo fianco, una docente di ruolo, Manuela Lucchesu, di Seneghe. Nei prossimi giorni, parteciperà alla staffetta, anche Maddalena Calvisi, la supplente di francese a chilometri zero che per riuscire a farsi pagare gli stipendi arretrati ha dovuto piantare una tenda nel cortile della sua scuola e andarci a vivere per tre giorni e per tre notti finchè non ha avuto la certezza documentale che il suo stipendio era in pagamento. "Questo sciopero della fame non è una vertenza sindacale, ma una strenua difesa della scuola italiana, in particolare di quella pubblica - hanno spiegato gli organizzatori - chiediamo la restituzione degli otto miliardi sottratti alla scuola, perché i palliativi non bastano più". Con le adesioni attuali la staffetta andrà avanti fino al 6 febbraio. Non sono previsti presidi, ma ogni aderente il giorno di digiuno porterà un volantino con l'immagine di un libro aperto sul quale c'è scritto lo slogan della protesta: "La scuola è a digiuno, non lasciamola morire di fame!".
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