16 ottobre 2011 alle 11:32aggiornato il 16 ottobre 2011 alle 11:32
Oristano, gli indignati scendono in piazzaMille giovani contro banche e potenti
Un servizio d'ordine imponente e una città molto distratta, per non dire quasi indifferente, hanno fatto da cornice alla manifestazione di protesta organizzata a Oristano dal Collettivo studentesco e dal Coordinamento precari in occasione della Giornata mondiale dell'Indignazione.Poco meno di un migliaio i ragazzi delle scuole superiori che hanno disertato aule e palestre per scendere in piazza con striscioni e manifesti di protesta. Il corteo è partito poco dopo le 10 dalla centralissima piazza Roma dove tornerà a conclusione del percorso concordato con le forze dell'ordine. "Meno banche più scuole", in sintesi la parola d'ordine dei manifestanti declinata poi con la necessaria fantasia e ironia tra slogan urlati a squarciagola e scritti a caratteri cubitali, in sardo, inglese e italiano, su lenzuola e cartoni da imballaggio. Nel mirino, naturalmente, più di tutti e di tutto, il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini. A lei, senza farne il nome, è dedicato per esempio lo striscione che segnala "Code di neutrini manifestanti in transito a Oristano, si consigliano percorsi alternativi". Gli organizzatori non hanno nascosto un pizzico di delusione per la scarsa partecipazione della città e del resto della Sardegna. Oristano si era infatti in qualche modo candidata a ospitare gli "indignati" di tutta l'isola, che però sono rimasti a casa. La giornata oristanese dell'indignazione proseguirà comunque anche nel pomeriggio con un presidio in piazza Eleonora dove gli studenti lasceranno il posto al mondo del lavoro e non solo. Stasera si parlerà più esplicitamente di debito e di crisi e le cose dovrebbero cambiare, perché le adesioni all'appello degli organizzatori sono state numerose. Arriveranno operai e contadini, impiegati e pastori, precari, lavoratori e disoccupati e forse si potrà cominciare a capire se e quanto siano veramente indignati gli oristanesi e i sardi.
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