Paolo Sanna è morto per una tragica fatalità, perché a causa del temporale nell’appartamento di via Ichnusa in cui viveva con la moglie è saltata la luce. È uscito per risolvere il problema e risalendo in casa nel pianerottolo si è imbattuto suo malgrado in Roberto Gleboni.

Non sapeva nulla della strage, ma l’assassino appena lo ha visto ha premuto nuovamente il grilletto della semiautomatica con cui ha sterminato la famiglia. E lo ha colpito alla testa, così come tutte le vittime della furia cieca di Gleboni. Sanna è stramazzato a terra e dopo alcune ore di agonia è morto nel reparto di Rianimazione del San Francesco di Nuoro.

Padre di due figlie che vivono a Milano, Paolo Sanna aveva 69 anni ed era in pensione da due, dopo aver lavorato al centro di igiene e sicurezza pubblica della Asl, in via Manzoni.

«Abbiamo sempre lavorato insieme, era una persona molto gentile», ricordava il collega Mario Mele che, appena ha appreso la notizia della strage, si è precipitato nella palazzina di via Ichnusa. L’amico non c’era più. L’ambulanza l’aveva già portato all’ospedale San Francesco dove in serata è stata accertata la morte cerebrale.

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