Medici di famiglia, i veri numeri: in Sardegna 561 ambulatori scoperti
Incontro fra Todde e sindacati. Cgil, Cisl e Uil: «Bene la ripresa del dialogo»Una prescrizione di un medico di famiglia (Ansa)
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Sono 561 le sedi carenti dei medici di famiglia sulla base di 1.200 assistiti per singolo professionista, anziché 1.800. I dati sono emersi durante l'incontro tra la presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, e i rappresentanti regionali di Cgil, Cisl e Uil. «Abbiamo voluto numeri veri. Dobbiamo fare i conti con quello che manca e affrontare anche il problema dell'isolamento professionale dei medici»
Dall'inizio della legislatura sono entrati nel sistema 130 nuovi medici di famiglia. Proseguiranno i bandi per le sedi vacanti, la revisione degli Ascot e l'attuazione dell'accordo del 15 ottobre.
Sul personale, la presidente ha annunciato interventi per semplificare la gestione delle graduatorie e rendere i piani dei fabbisogni più aderenti alle necessità delle aziende, confermando un disegno di legge sulla governance del servizio sanitario regionale. Quanto alle liste d'attesa, nei primi nove mesi del 2026 migliorano sette indicatori su otto, nonostante l'aumento del 20% della domanda. Restano critiche le prime visite differibili.
«È proprio questo il dato che i cittadini percepiscono maggiormente e sul quale dobbiamo concentrare gli sforzi. Non possiamo considerare accettabile che una persona su due non riesca a ottenere la prima visita nei tempi previsti».
A settembre è stato recuperato il divario rispetto al 2025, ma il risultato resta insoddisfacente. Per il 118 sono previsti 15 milioni aggiuntivi nel triennio, mentre prosegue il confronto sulla nuova convenzione. Illustrato anche il progetto di telemedicina per i piccoli comuni, con 1.500 postazioni e il coinvolgimento di medici, farmacie e facilitatori digitali.
Cgil, Cisl e Uil valutano positivamente che sia stata prevista per legge la partecipazione delle organizzazioni sindacali alle conferenze socio-sanitarie territoriali.
Fra i nodi critici sollevati durante l’incontro ci sono prima di tutto la carenza di posti letto per acuti negli ospedali, l’integrazione ospedale-territorio, le liste d’attesa, la gestione del Cup, la carenza di personale, l’operatività di Case e Ospedali di comunità, la disparità di accesso alla salute nei diversi territori, il ruolo e le funzioni di Ares - da rendere maggiormente coerenti con le esigenze di aziende sanitarie e territori -, il sistema dell’emergenza-urgenza e la gestione del 118.
In merito alla carenza di medici di medicina generale e di pediatri, a fronte delle misure illustrate dall’assessorato e del ruolo svolto dagli Ascot nella gestione dell’attuale carenza, i sindacati hanno rimarcato che deve mantenere la natura di strumento transitorio, da superare progressivamente attraverso l’attivazione del maggior numero possibile di convenzioni con nuovi medici. «È condivisibile la scelta di attivare un sistema realmente incentivante per rendere attrattive le aree interne e le sedi meno appetibili, sia per i medici che per tutti gli operatori della sanità», si legge in una nota.
A proposito delle assunzioni di medici e infermieri stranieri, il sindacato ha richiamato la necessità di garantire parità di trattamento economico e normativo e la piena applicazione del contratto collettivo di lavoro del settore. È stata inoltre richiamata l’importanza di assicurare le necessarie garanzie sulle qualificazioni professionali e sulla conoscenza della lingua.
Per i sindacati però, l’obiettivo è un vero piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni nella sanità pubblica che risponda alle reali necessità di ogni singolo territorio e azienda e contribuisca a ridurre il forte disagio degli operatori e le difficoltà che continuano a vivere i cittadini, nei pronto soccorso come nei reparti e nelle corsie degli ospedali. A questo proposito i sindacati hanno sottolineato che l’operatività delle Case e degli Ospedali di comunità rappresenta un passaggio cruciale, «ma queste strutture devono essere messe nelle condizioni di funzionare pienamente, con personale e servizi adeguati, senza sottrarre risorse ai posti letto per acuti e ai reparti ospedalieri già in affanno».
(Unioneonline)
