«Lo stop ai medici “gettonisti” e la chiusura dei Pronto soccorso di numerosi ospedali sardi con l’inevitabile implosione di quelli del Brotzu, del Policlinico e del Santissima Trinità, era prevedibile».

Lo sostiene Claudia Zuncheddu,  medico della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica.

Nessuna deroga, preannunciata dall’assessora ad interim alla Sanità, Alessandra Todde, «sarebbe stata possibile, ancor meno dopo le irregolarità rilevate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla gestione dei “gettonisti” in Sardegna».

La chiusura dei pronto soccorso, per Zuncheddu, «è tra i costi dell’improvvisazione politica in materia sanitaria. Bisogna cambiare paradigma. La carenza di medici non è un problema numerico, ma essenzialmente di organizzazione e del dove e come si destinano le risorse», è l’avviso. 

Secondo il medico «bisogna ripartire dal rispetto della dignità professionale e del diritto a equi trattamenti economici dei medici specialisti in Medicina di Emergenza Urgenza, sui quali nei Pronto soccorso grava il lavoro. I “gettonisti” non specializzati e con vincolo a poter gestire solamente codici minori, non sono stati di supporto».

Sulla gestione dei professionisti a gettone, l’Autorità Nazionale Anticorruzione «ha rilevato forti criticità, che vedono la Sardegna in testa, in Italia, per le spropositate risorse finanziarie destinate ai “gettonisti” dal 2024 al primo trimestre del 2026, con scarsa trasparenza sul confronto competitivo dovuto tra gli operatori del settore, nonché sui contratti pubblici di servizi».

I medici a chiamata, sottolinea Zuncheddu, «con la fine dell’emergenza Covid  «avrebbero dovuto cessare ogni attività nel sistema pubblico. La loro persistenza, oltre i tempi dovuti, ha generato conflitti e forti disuguaglianze sia sul trattamento economico, che di responsabilità rispetto al personale sanitario organico specialistico».

L’Anac ha rilevato che "il fenomeno dei gettonisti nel biennio 2024-2025 ha interessato il Nord Italia, con il 54% del numero di procedure, seguita dall’area meridionale e insulare con il 29% e dal Centro Italia con il 17%”. «Resta il mistero del perché la Sardegna con 328,95 milioni di euro, sia in testa tra regioni d’Italia, per aver destinato spropositate risorse al mercato dei “gettonisti”, seguita dalla Lombardia con 207,39 milioni e il Piemonte con 156,78 milioni».

Da questi dati,  «si rileva che la gestione generosa delle casse sarde, non ha apportato alcun beneficio alla nostra sanità pubblica e all’efficienza del servizio. La carenza dei medici non è solamente un problema numerico. Mancano soluzioni legislative urgenti che rispondano alle esigenze di razionalizzazione e di sostenibilità della spesa sanitaria, in funzione di elevati standard qualitativi delle prestazioni sanitarie. Manca una strategia politica ed economica che garantisca stabilità al sistema sanitario pubblico e ciò non può prescindere da scelte che mirino ad attrarre e trattenere il personale sanitario esistente».

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