Orosei, dalla bomba al sistema dell’immigrazione clandestina: la rete degli indagati
Quattro misure cautelari, sotto accusa anche dipendenti del ComuneCi sono anche alcuni funzionari del Comune di Orosei e potrebbe giungere il coinvolgimento di una dipendente della Prefettura di Nuoro tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari per un presunto sistema finalizzato ad aggirare la normativa italiana in materia di immigrazione.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i funzionari pubblici avrebbero agito in concorso con Nabil Nassif, 29 anni marocchino, Sebastiano Lamacchia, 64 anni, Paolino Patteri 66, e con la dipendente di un Caf, Isalina Leone, 59 anni, assicurando il buon esito delle pratiche amministrative legate alle posizioni di cittadini stranieri.
Gli indagati avrebbero iscritto cittadini extracomunitari nei registri anagrafici del Comune di Orosei pur in presenza di residenze fittizie, omettendo i controlli e agevolando il rilascio dei nulla osta per i ricongiungimenti familiari sulla base di requisiti ritenuti non veri. In carcere sono finiti Nabil Nassif, marocchino difeso dall’avvocato Stefano Mannironi, per gli investigatori promotore del sistema illecito. Con lui risultano coinvolti Sebastiano Lamacchia, assistito dall’avvocata Caterina Zoroddu, Paolo Patteri, difeso dall’avvocato Mario Frau. Per Isalina Leone, dipendente di un Caf, assistita dall’avvocata Sabrina Lardieri, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’operazione, coordinata dal pm Sandra Maria Benedetta Picicuto, è stata condotta dai carabinieri di Nuoro e del Norm di Siniscola. Nel corso dell’operazione è stato disposto il sequestro di due immobili a Orosei e di tre conti correnti.
Indagati Antonello Dessena e Lucia Esca, entrambi dipendenti dell’ufficio Anagrafe del Comune di Orosei e Dario Patteri, figlio di Paolino.
Le indagini partirono nell’aprile 2025, dopo la bomba al dirigente dell’ufficio Suape di Orosei, Efisio Roych.
Nel corso delle indagini sarebbe stato accertato l’ingresso illegale di 26 cittadini da Marocco, Tunisia ed Egitto, ma gli investigatori ritengono che il numero possa essere più elevato. Per la Procura, i profitti erano consistenti: per ogni pratica gli stranieri avrebbero versato fino a 5.200 euro.