La pioggia di euro non ristora OristanoPolemiche sui 342 mln della Regione
La Giunta regionale stanzia 342 milioni di euro per le aree di crisi. Ma è subito polemica. Dopo le critiche dell'opposizione ("Si tratta solo di soldi virtuali") e la replica del presidente Cappellacci e dell'assessore alla Programmazione Laspisa, la protesta monta ora nei territori esclusi dai finanziamenti. Oristano su tutti.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La speranza non è per tutti. Oristano e la sua provincia non saranno bagnate dalla pioggia di finanziamenti che ristorerà invece le fragili economie del Sulcis, Nuorese, Marmilla e Nord Sardegna. Così monta la protesta: "Lo Stato e poi la Regione si sono dimenticati di noi". Sull'Unione Sarda oggi in edicola la ripartizione dei finanziamenti, il resoconto dettagliato delle polemiche e i progetti che saranno attuati nei 'distretti economici' che saranno interessati dagli interventi di rilancio: Porto Torres, Tossilo (Macomer), La Maddalena, Sardegna Centrale, Sulcis e Marmilla.
LA CISL - Oristano, Ogliastra, lo stesso Cagliaritano devono rientrare negli interventi previsti dalla Regione per le aree di crisi. Lo sostiene, in una nota, segerteria generale della Cisl sarda. "Infatti, se si valutano gli indicatori economici e sociali territoriali, a partire dai tassi di disoccupazione e occupazione - è detto nella nota - è indubbia la necessità e l'urgenza di intervenire in modo diffuso, coprendo le diverse aree territoriali, con l'obiettivo di fare sistema e di evitare l'ulteriore rottura delle coesione sociale, scongiurando discriminazioni in una realtà regionale purtroppo uniforme sul versante delle crisi produttive". "A monte dei 340 milioni di euro stanziati dalla Regione per le aree di crisi è indispensabile, però - secondo la Cisl - fare alcune riflessioni utili a favorire l'efficacia degli interventi. Il presupposto necessario è un serio e puntuale rapporto sulle aree di crisi, in primo luogo sulle difficoltà delle attività produttive nell'isola e contestualmente sulle strategie da adottare per una nuova politica industriale. Si tratta, infatti, di determinare le azioni per promuovere una nuova prospettiva di crescita economica individuando politiche settoriali e territoriali e valutando le misure utili a sostenere una politica per l'impresa sulla base di innovazioni di processo e di prodotto. Altrettanto urgente e prioritario è l'intervento sulle diseconomie esterne al processo produttivo, cioè efficienza della pub-blica amministrazione, costi energetici in linea con il resto dell'Europa, selettività fiscale, valorizzazione delle risorse umane, infrastrutture materiali e immateriali. L'errore da non commettere è di interpretare la gestione delle crisi aziendali come sostitutiva di una nuova politica industriale e produttiva". "Alla luce di queste brevissime considerazioni non si tratta solo di discutere su dove intervenire, poiché è innegabile l'idea del superamento del modello polo industriale, ma di sapere cosa fare nei settori e nei territori. L'aspetto fondamentale da privilegiare in questa fase - conclude la nota della Cisl - riguarda una nuova politica industriale e produttiva in grado di creare l'ambiente adatto per le imprese e la capacità di queste ultime di rinnovarsi in termini di processi e prodotti".