E' questo il senso di Sa Die de Sa Sardigna, edizione 2012, per l'assessore regionale della Cultura, Sergio Milia, che ha ufficialmente aperto le celebrazioni della giornata (28 aprile) in cui si ricorda la cacciata dei piemontesi nel 1794. Una rivolta di popolo per recuperare la propria autonomia culturale ed economica. Al di là degli eventi principali saranno una settantina, lo scorso anno un centinaio, gli incontri e le manifestazioni che si svolgeranno in questi giorni in tutta l'isola, in collaborazione con le scuole, le associazioni culturali e degli emigrati sardi. Il clou dell'evento domani sera nella piana di Chilivani (Ozieri) ed in piazza del Carmine a Cagliari con l'esibizione di gruppi folkloristici ed etno-rock. Domani mattina, sempre a Cagliari, si terrà nella biblioteca regionale in viale Trieste un incontro sul bilinguismo in famiglia, mentre a Sassari, al Teatro Verdi, ci sarà un incontro con le scuole del territorio e una ricostruzione storica dei fatti del 28 aprile 1794. Le celebrazioni verranno chiuse ad Oristano, il 4 maggio, con la lettura della Carta de Logu, il primo codice giuridico sardo scritto. "Si tratta di una festa di unità - ha spiegato Milia - perché solo così si riesce a contrapporsi contro chi ci vuole divisi". All'avvio delle celebrazioni anche lo storico sardo Stefano Pira che ha ricostruito le vicende che portarono alla cacciata dei piemontesi sostenendo che nell'Isola è esistito un filo rosso dell'autonomia con i piemontesi che sarebbero stati "distanti" dal comprendere le necessità di sardi che stigmatizzavano un "trattamento da colonia".
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