Inchiesta Monte Nuovo, in 25 rinviati a giudizio
Una condanna e quattro patteggiamenti. Prosciolti da tutte le accuse i manager Massimo Temussi e Giuseppe CarboniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un processo che inizierà a fine novembre stabilirà se in Sardegna esisteva un’associazione di stampo mafioso che avrebbe collegato assieme una parte del mondo della criminalità con ambienti delle istituzioni e della politica.
Lo ha deciso il Gup del Tribunale di Cagliari, Luca Melis, che ha disposto 25 rinvii a giudizio, ma anche una condanna in abbreviato a 2 anni e 8 mesi per Thomas Littarru, quattro patteggiamenti concessi a Marco Zanardi (un anno e 8 mesi), Andrea Daga (un anno e mezzo), Alessia Deidda (un anno e otto mesi) e Alice Deidda (2 anni), tutti con pena sospesa. Prosciolti da tutte le accuse, invece, i manager sanitari Massimo Temussi e Giuseppe Carboni.
L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari – condotta dai pm Rossana Allieri e Emanuele Secci - riguarda una presunta organizzazione criminale ritenuta operativa tra Cagliari, la Barbagia e altre aree della Sardegna, con ramificazioni anche nel Nord Italia.
Al centro dell’indagine dei carabinieri del Ros figura un nome già noto della criminalità del passato, Nicolò Cossu, indicato come promotore e capo del sodalizio, affiancato, tra gli altri, da Tonino Crissantu, il medico cagliaritano Tommaso Cocco, il rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti, l’ex assessora regionale Gabriella Murgia, Antonio Giuseppe Mesina, Giovanni Mercurio. Mentre per Paolo Murgia è stato dichiarato il non luogo a procedere dall’imputazione di mafia perché gli elementi istruttori non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna. Per Battista Mele è stato dichiarato il non luogo a procedere perché deceduto.
Secondo la Dda, il gruppo avrebbe perseguito un duplice obiettivo: da un lato – per solo alcuni degli indagati – sarebbe stato esercitato un controllo sul traffico di stupefacenti, altri invece avrebbero creato una rete di relazioni con esponenti delle istituzioni, della sanità, della politica e delle professioni per ottenere favori, incarichi, protezione e informazioni riservate.
Al medico Tommaso Cocco vengono contestati anche episodi di rivelazione di segreti e falso, legati all’incarico di dirigente medico dell’Ats Sardegna e alla gestione della Struttura di Terapia del Dolore del Binaghi.
Tra i principali filoni investigativi figurano inoltre il favoreggiamento della latitanza di Graziano Mesina, con il coinvolgimento di numerosi indagati nella gestione degli spostamenti e dei rifugi del latitanti.
Nell’inchiesta erano state coinvolte 34 persone, ma solo ad alcuni la Dda ha contestato l’associazione di stampo mafioso e l’associazione segreta. Chiusa l’inchiesta il pm Emanuele Secci aveva chiesto il rinvio a giudizo per Alessandro Arca, Giorgio Carboni, Tommaso Cocco, Nicolò Cossu, Vito Maurizio Cossu, Tonino Crissantu, Andrea Daga, Alessia Deidda, Alice Deidda, Vincenzo Deidda, Antonio Fadda, Mario Antonio Floris, Giuseppe Paolo Frongia, Anna Gioi, Raffaele Gioi, Salvatore Gioi, Marco Lai, Tomas Littarru, Gavino Mariotti, Antonio Marteddu, Battista Mele, Giovanni Mercurio, Riccardo Mercurio, Antonio Giuseppe Mesina, Serafino Monni, Desiderio Mulas, Marco Muntoni, Gabriella Murgia, Paolo Murgia, Antonio Michele Pinna, Alessandro Rocca, Paolo Sale, Massimo Temussi e Marco Zanardi.
Oggi il Gup Luca Melis ha letto i tre dispositivi: con uno è stato condannato l’unico imputato che aveva chiesto l’abbreviato Thomas Littarru (2 anni e 8 mesi, con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa) ma contro i 4 anni chiesti dall’accusa. Col secondo sono stati concessi i quattro patteggiamenti, tutti con pena sospesa. Col terzo è stato disposto il rinvio a giudizio per tutti gli altri - salvo che per Temussi e Carboni, per i quali sono cadute tutte le accuse - al 28 novembre davanti ai giudici della Seconda sezione penale del Tribunale di Cagliari.
