Il settore primario presenta il saldo negativo maggiore (-13.335 unità). "Un primo trimestre preoccupante - sottolinea il direttore di Confagricoltura Maurizio Onorato - che scandisce la situazione di forte criticità che attanaglia soprattutto il settore ovicaprino". "Su 34.019 imprese totali, a fronte di 336 nuove iscritte, si è registrata la cessazione di 847. Anche sul nazionale - continua Onorato - assistiamo alla stessa tendenza, con la chiusura di 13.000 aziende agicole nei primi tre mesi di questo anno, segnale di una sofferenza in cui si trovano ad operare numerose imprese che non trovano margini di reddittività". Lo scorso anno il settore ha perso 960 aziende su un totale di 34.471 registrate alla Camera di Commercio. E' quanto emerge da un'analisi effettuata da Confagricoltura sui dati di Unioncamere che sottolinea il differenziale negativo tra le 1.060 nuove iscrizioni e le 2.020 cessazioni. La provincia di Cagliari, con 11.967 aziende, risulta quella con il maggior numero di cessazioni, 703 in totale. Seguono Nuoro con 493 chiusure, Sassari 475 ed Oristano 349. Se il dato viene rapportato al numero di aziende per provincia, il record negativo del 5% spetta ad Oristano, superiore anche a Cagliari 3%. "Sono numerose le aziende agricole che chiudono anche in Sardegna - sottolinea la presidente di Confagricoltura Elisabetta Falchi - indubbiamente una fase drammatica, ma se confrontiamo il documento del Crel 2010 rapportato ai dati del 2000, emerge che la chiusura è contestuale ad un rilevante aumento del 13% della Sau (Superficie Agricola Utilizzata). La elevata dimensione media delle aziende sarde, pari a 19,2 ettari, è il segnale che anche nell'isola, come nel resto d' Italia, si sta seguendo un trend di razionalizzazione. Dal 2000 al 2010 è aumentata anche la presenza femminile in agricoltura, passata dal 19,8% al 23,9%. Notevolmente incrementato anche il tasso di scolarizzazione e il numero di laureati tra i capi azienda, mentre invece è scarso il ricambio generazionale. La gestione dell'azienda appare più moderna ed evoluta - conclude Falchi - ma la politica deve lavorare per rendere l'esistente ancora più vitale, investire su programmi mirati in grado di far emergere le potenzialità ancora inespresse del settore".
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