Ha trovato un tesoro in fondo al mare e da cittadino rispettoso delle leggi non ha esitato un attimo ad allertare le autorità competenti.  Ma per il ministero della Cultura, e anche secondo il Tar,  non ha diritto a una  ricompensa. Il rinvenimento non è stato fortuito, questo il verdetto. 

Non frutta niente, per ora, al sub Davide Azara il rinvenimento di 50mila monete di bronzo risalenti al IV secolo dopo Cristo e di alcuni frammenti di anfora: aveva fatto la scoperta il 25 maggio 2023  durante un’immersione lungo la costa di Arzachena, a circa 100 metri dalla spiaggia di Capriccioli, a soli tre metri di profondità. 

Avevano notato qualcosa sotto la sabbia. Così era risalito a bordo per prendere un metal detector (e qui sta la sua “condanna”) che aveva restituito la segnalazione della presenza di un’ingente quantitativo di metalli. Azara ha  capito con cosa potesse avere a che fare. «La scoperta veniva immediatamente comunicata al sindaco e al soprintendente (oltre che all’Arma dei Carabinieri ed alla Guardia Costiera)», si legge nella sentenza, «e il ricorrente provvedeva alla conservazione temporanea dei reperti seguendo le istruzioni ricevute dal funzionario archeologo della Soprintendenza responsabile di zona. Su indicazione di quest’ultimo, tra l’altro, Azara consegnava, nella tarda mattinata, il materiale recuperato alla Stazione Carabinieri di Porto Cervo». L’indomani Azara e il padre Michele «collaboravano con il personale del servizio per l’Archeologia subacquea della Soprintendenza e dell’Arma dei carabinieri al primo intervento sul posto volto anche all’individuazione delle macroaree di dispersione». 

Il sopralluogo aveva dato frutti importantissimi. Il ministero della Cultura, in un comunicato stampa ufficiale, aveva parlato di «enorme deposito di monete». Una delle scoperte nel settore «più importanti degli ultimi anni», superiore anche a quella «del 2013 nel Regno Unito, a Seaton, quando riemersero 22.888 follis». La Soprintendenza aveva commentato così la scoperta: «Il tesoro rinvenuto nelle acque di Arzachena rappresenta una delle più importanti scoperte di reperti numismatici degli ultimi anni ed evidenzia ancora una volta la ricchezza e l’importanza del patrimonio archeologico che i fondali dei nostri mari, attraversati da uomini e merci fin dalle epoche più antiche, ancora custodisce e conserva».

Azara nel novembre successivo aveva chiesto «il riconoscimento del premio in denaro» previsto dal codice dei beni culturali per chi effettua rinvenimento archeologici: è previsto un acconto pari a un quinto del valore dei beni trovati, oltre alla somma definitiva che deve essere stimata. La somma? Difficile da indicare. Ma pensare a cinque zeri potrebbe non essere troppo sbagliato. 

Ma nella legge c’è un termine: il ritrovamento deve essere «fortuito». E per il ministero non è il caso di Arzachena: l’uso del metal detector, secondo gli uffici, implica che Azara fosse alla ricerca di qualcosa. Così la ricompensa è stata negata. E il Tar ha dato ragione al ministero: «La scoperta fortuita, come chiarito anche dalla giurisprudenza, viene a connotarsi come un ritrovamento che avviene per caso, e come tale non era previsto o prevedibile», si legge nella sentenza. La presenza del metal detector a bordo, anche se usato in seconda battuta, secondo il tribunale (e il Mic) implica che  Azara non escludesse di trovare qualcosa durante le immersioni. O, magari, che ci contasse: niente fortuna, quindi. E niente ricompensa. Salvo ricorso al Consiglio di Stato, eventualmente vittorioso.  

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